Gli altri siamo noi, cantava Umberto Tozzi nel 1991. Più di vent'anni dopo, possiamo dire che è davvero così. La crisi economica globale non è un'astrazione, né un fenomeno lontano che colpisce gli altri. È una triste realtà, che sta trasformando la nostra esistenza e, in alcuni casi, l'ha stravolta.
Sconvolge il numero crescente di imprenditori e lavoratori suicidi, travolti da una disperazione che impedisce di vedere un futuro. Non ci sono commenti davanti a un foglio con una frase inequivocabile: non ce la faccio più. Non ce la fanno più i giovani che non riescono a progettare il futuro perché vivono un presente di precarietà o di mancanza di reddito. Non ce la fanno più i quarantenni o cinquantenni che, dopo la chiusura dell'azienda in cui hanno lavorato per anni, non riescono a trovare un nuovo lavoro e non sanno cosa rispondere agli sguardi interrogativi dei propri figli.
Ma non ce la fanno più - e questo è un aspetto finora poco esplorato - nemmeno i titolari di azienda alle prese con situazioni esogene che non possono governare. Tanti piccoli e piccolissimi imprenditori, che per anni hanno trascorso più tempo con i propri dipendenti rispetto a quello passato con le mogli, devono oggi pronunciare parole che fanno rabbrividire e non dormire di notte: riorganizzazione, chiusura, licenziamenti. Imprenditori che - come «L'industriale» del film di Giuliano Montaldo - si sentono soli: davanti a uno Stato burocratico e opprimente, davanti alle banche, davanti ai clienti che non pagano. Ma la tentazione della disperazione deve e può essere superata dalla forza di reagire, dalla volontà di resistere.
Il Giornale di Brescia, proseguendo un cammino iniziato nelle pagine della cronaca locale con il racconto di chi cerca un lavoro, vuole raccogliere le storie di chi sta provando a superare le difficoltà e di chi invece è stato travolto dagli eventi. Storie che vogliamo far conoscere, ma anche usare come punti di partenza per tentare di fornire qualche risposta - se sarà possibile - a chi è pieno di dubbi, incertezze, perplessità.
Chiediamo il vostro aiuto per raccogliere questi racconti, che saranno pubblicati sul nostro giornale e anche sul sito internet www.giornaledibrescia.it Per questo abbiamo attivato un indirizzo di posta elettronica dedicato: resistere@giornaledibrescia.it
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Guido Lombardi


