Una sbarra come linea di confine. Non solo fisico, ma anche ideologico. Ed è proprio dietro la sbarra di ingresso alla Iveco che la Fiom ha spiegato ai 400 lavoratori, raccolti invece nel cortile interno dello stabilimento, perché il contratto Fiat "è contro la democrazia".
Per voce del loro leader Maurizio Landini questa mattina intorno alle 8 è iniziata un'assemblea anomala, proprio per la dinamica in cui si è svolta. La Fiom, infatti, non avendo firmato il contratto Fiat, in vigore dal primo gennaio, non avrebbe il diritto ad entrare fisicamente in fabbrica per parlare con i lavoratori. Allo stesso tempo, però, in nome dello Statuto dei lavoratori, il sindacato rivendica il diritto al confronto. Da qui la richiesta a Fiat che, invece nega. L'escamotage è però subito trovato. Rappresentanti sindacali in strada, lavoratori in cortile.
"Certo che è stato kafkiano - ha detto Landini - e dimostra che questo cosiddetto accordo impedisce le libertà sindacali. Ma l’affollata assemblea dimostra anche che i lavoratori non riconoscono l’intesa: in tutti gli stabilimenti Fiat sono state raccolte 20mila firme per la sua abrogazione. Ci rivolgiamo anche al Governo e al Presidente della Repubblica, perchè qui viene calpestata la Costituzione".
La Fiom ha dunque tenuto il proprio intervento ribadendo le criticità del contratto e proclamando lo sciopero per l'intera giornata.
Mentre i sindacati firmatari l’accordo si sono riuniti all’interno dello stabilimento nelle sale mensa, la prima assemblea "separata" per gli aderenti alla Fiom si è tenuta in mattinata per il primo turno di lavoro. Nel pomeriggio ne è annunciata una altrettanto partecipata per il secondo turno, sempre con la presenza di Landini.


