«Buaaaaa». Eccolo lì, Piero Pelù, una vita da (dito) mediano alzato ad arringare la folla. I Litfiba sono più vivi che mai e, per questo ritorno a Brescia, mettono pepe e cuore nel loro live, abbagliando e scuotendo i circa duemila fan assiepatisi ieri sotto il palco di piazza Paolo VI.
Con alla spalle musicisti «grezzi», ma implacabili, Ghigo Renzulli e Piero Pelù azzannano subito al collo con una doppietta quale «Maudit» e «Terremoto», con il «diavolo latino» pronto ad allestire il suo concerto-comizio, tra invettive contro una certa imprenditoria bresciana o la toponomastica «inganna-navigatori» del centro città.
Il suono è potente, così come la voce di Piero, meno tendente agli acuti e più pastosa che in passato. Il pubblico non ha bisogno di inviti per darsi al «pogo», o per seguire a braccia alzate le sinuose movenze del vocalist. Il quale, dopo un paio di pezzi del nuovo corso della band, si brescianizza augurandosi - proprio laddove Francesco Renga ha cantato solamente due giorni fa - che «i Timoria ritornino insieme», dedicando a loro la scatenata «Fiesta Tosta». Mama mia, i Litfiba.
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