Scrivere, dopo la visita ad un ristorante, che il miglior piatto assaggiato è quello dei formaggi rischia di suonare offensivo. Eppure se la scelta dei latticini è non solo azzeccata, misurata e ben abbinata a mieli e marmellate, ma ognuno dei pochi, calibrati tagli messi in tavola è a suo modo indimenticabile, si farebbe un torto alla verità parlando delle altre preparazioni, peraltro più che apprezzabili. E allora, mettendo in conto il dissenso dello chef, partiamo proprio dal piatto di formaggi che ha chiuso la nostra cena al "Q.B." di Salò, l'insegna che ha sostituito da qualche tempo lo storico Melograno nella zona di Campoverde, proprio di fronte alla caserma dei Carabinieri.
Partiamo da lì anche perché la "grande crisi" del biennio 2008/2009 ha avuto tra gli effetti, forse meno evidenti ma non per questo meno gravi, quello di togliere dai menù proprio i formaggi. Salvo rari, benemeriti casi, il "carrello" che aveva fatto faticosamente la sua ricomparsa negli ultimi anni è praticamente sparito, sostituito talvolta da pochi prodotti anonimi, scarsi, industriali.
Ecco perché, parlando del "Q.B.", non rinunciamo a citare subito tanto l'assaggio caldo di toma ai tre latti dell'antipasto, quanto, soprattutto, il Bagoss - autentico e raro, da gustare in schegge friabili e grasse, mai marmoree, con la sua caratteristica punta saporita, nulla a che vedere con certi... Baloss inutilmente duri e salati che potete trovare ovunque - o lo stracchino, il formaggio fresco di montagna e la robiola che componevano il nostro dessert.
Plauso, dunque, alla ricerca e alla capacità di portare in tavola queste leccornie, che rappresentano uno dei "plus" di un locale che già apprezzabile pare però cercare ancora una sua compiuta definizione.
Parafrasando l'insegna verrebbe infatti da dire che la proposta è giusto Quanto Basta: gradevole e corretta su una linea di moderna lettura della tradizione e con un forte legame con il territorio (luccio alla portesina con sedano rapa, tagliatelle al ragù d'anatra, portafoglio di coregone ripieno di porcini, maccheroni con funghi e tartufo nero), ma talvolta un po' timida nel dare intensità ai sapori e nel far emergere un tocco più personale.
Quel "Q.B." dell'insegna pare insomma pesare oggi più come un limite che come un'aurea misura in una cucina che, con un po' di rodaggio e senza grandi ritocchi, siamo convinti potrà trovare la sua strada.