La crisi ha ridotto i ricavi dei ristoranti. E tra gli effetti c'è l'aver frustrato ogni innovazione, convincendo i più a tornare sulle strade rassicuranti della tradizione. Sono così evaporate tante (forse) velleitarie vocazioni creative. Ma c'è pure chi - in una stagione di vento vorticosamente contrario e persino di campagne televisive corrosive e tendenziose - non ha desistito dalla ricerca, non ha lasciato l'impervio per le comodità. Riuscendo così a dare ancor più consistenza, concretezza, sostanza al volo pindarico della creatività. Così è stato, ad esempio, per questo rinnovato indirizzo di Chiuduno, un passo appena oltre il confine della Bergamasca, che pare aver approfittato d'una chiusura d'un paio di mesi - dovuta a urgenti lavori di ristrutturazione - per rimeditare una cucina votata all'innovazione più spinta eppure scevra dalle meraviglie autoreferenziali. Una cucina che si presenta oggi piena di freschezza e fantasia, di idee nuove e di tecniche raffinate e sorprendenti, ma pure ricca d'un assodato, confortevole patrimonio classico. E sono davvero un paio d'ore di paradiso quelle che - consigliati da un «maitre» misurato e sapiente come Carlo Pierato - potrete passare gustando i piatti di Daniel Facen: vere tesi di laurea gastronomica con il pregio d'una coinvolgente, immediata godibilità. Sarebbe un delitto svelare qui il piacere della sorpresa all'assaggio di piatti come Giardino (antipasto di verdure che fa il verso al dessert tra cromatismi e giochi di consistenza) o Capri (involucro bianco di fragranti, distillate sapidità mediterranee), da abbinare magari a classici come i Casoncelli farciti al foie gras con tartufo nero su letto di bruscandoli e riduzione di granita al Porto oppure le Costolette d'agnello all'origano fresco, cappuccio rosso al miele di tarassaco e fondente di rabarbaro alla mostarda di Cremona. Meglio provarli, godendoli uno ad uno.