Neve, neve e ancora neve. Tra le molte variabili della notte della Winter Marathon la costante resta il ghiaccio che trovi in curva, sul Pordoi piuttosto che gli altri undici passi percorsi lungo l’itinerario tracciato dai tecnici della Vecars che hanno trovato in questa 24° edizione l’ulteriore successo dato dal valore aggiunto della nevicata fresca fresca che ha imbiancato generosamente le strade dei passi dolomitici.
Ebbene in questa edizione c’eravamo, con la nostra Mini Innocenti chiodata (e per fortuna...), partendo e poi tornando a Madonna di Campiglio dopo poco più di 400 chilometri nella notte, percorsi tra salite e discese impegnative con la neve fresca,
La parte questa certo più spettacolare, ma meno entusiasmante che per chi vi assiste. Del resto la formula della Winter Marathon rappresenta un ritorno al concetto stesso di raid e di maratona nel gelo della notte. Una corsa contro il "maltempo" ed una sfida di navigazione con i limiti dei mezzi e le ostilità del clima rigido a cui si somma lo stress per le prove e la difficoltà alla guida al gelo.
Noi abbiamo scelto una via di mezzo: auto chiusa contro il gelo (ed era davvero forte) ma il limite dei 33 cavalli della Mini Innocenti 850, ben distante quindi dai 70/80 cavalli della Cooper, ma con ancora il sapore dell’avventura ed il gusto della conquista.
Certo, potevamo partecipare con una Porsche, ma il senso della sfida ne sarebbe stato compromesso...
Via libera quindi alla vecchia Mini, capace di divertire e ben destreggiarsi sulla neve fresca. Il nostro piccolo go-kart costruito a Lambrate (seppur su licenza inglese) ha retto l’impegno, anche se nella notte ha imposto il cambio degli pneumatici a favore della poco elegante, ma funzionale chiodatura delle coperture anni Sessanta. Già, copertoni anni Sessanta originali acquistati per 200 euro su internet...
E poi gli appannamenti. Un velo costante che opacizza il vetro e che resiste a qualsiasi prodotto chimico. Alla fine ci convivi e ti ci abitui.
Guidi con un occhio solo, ma tutto sommato funziona.
Anche perché il riscaldamento è inesistente sin dall’origine e la sua funzionalità (già scarsa) è messa a dura prova dal freddo persistente.
In più mettiamoci anche la frenata sbilanciata: il testacoda lo fai normalmente sull’asfalto, figuriamoci sul ghiaccio…
In tutto questo si deve considerare il cambio ruote sotto la neve a meno 10° C: il montaggio dei copertoni chiodati comporta il sollevamento dell’auto (crick cinese ad olio da 36 euro sino a 20 quintali: una bomba) e la rimozione dei dadi che non sono da 17, ma nemmeno da 18 (dannati pollici inglesi...).
Da qui necessariamente la necessità dell’usare la chiave a crociera e l’avvitatore. Ovviamente mai fidarsi di tirare i dadi con l’avvitatore: la tensione eccessiva sfiletta i perni con tutto quanto ne consegue.
Peraltro va detto che abbiamo deciso di cambiare le gomme (da normali a chiodate) a Pozza di Fassa, giusto nella piazza del Municipio, letteralmente sotto il portico delle Poste, davanti all’occhio vigile delle telecamere di sorveglianza. Qualcuno il giorno dopo si sarà chiesto il perché di tutto quell’armeggiare intorno alla vecchia Mini...
Qualche difficoltà l’abbiamo verificata alle prove speciali del Centro di guida sicura di Bolzano: molti equipaggi non hanno capito come si svolgesse la prova. Guarda il filmato QUI per vedere come le vetture addirittura si fermavano davanti alla linea delle fotocellule. Un fermo da penalità...
Non di meno sono diversi i soggetti che anche dall’estero tentano di stimolare la nascita di eventi analoghi o alternativi. Ma l’imprimatur storico resta il valore aggiunto di questo evento a cui auguriamo lunga vinta e sempre rinnovato smalto.
Va dunque in archivio una bella gara il cui successo è stato sigillato dalla nevicata caduta per tutta notte. Era da anni che non accadeva. Ma così fortunatamente è stato e ci permette così di raccontarla anche attraverso i nostri filmati.
Che dire: guardateli e lasciatevi coinvolgere nell’avventura sui chiodi!
Roberto Manieri
r.manieri@giornaledibrescia.it
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