Se il “c’era una volta…” nella nostra rubrica si spreca, in quanto siamo di fatto cultori di tutto quanto fa epoca e tecnologia di un tempo, anche a noi, talvolta capita di restare stupiti davanti ad alcuni retaggi del passato che riaffiorano grazie alla cultura ed alla voglia dei tramandare ai posteri certe testimonianze del nostro ‘come eravamo’. Collezionisti e veri e propri cultori del passato si fanno conservatori di gioielli di tecnologia di un tempo, investendo in restauro e mantenimento in essere di impianti e soluzioni di un tempo ormai sepolti nell’oblio.
E’ quanto ci è accaduto di incontrare grazie alla passione ed alla disponibilità di Mimmo Paterlini, collezionista di spessore e figura significativa dell’Asi nazionale.
Nella sua collezione recentemente è entrato un pezzo di tutto riguardo, ovvero una delle due camionette realizzate dalla Renault con l’alimentazione mista, ovvero a benzina (per l’avviamento) ed a carbone di legna. Si tratta di un’imponente Renault AGS2 Camionnettes, modello Novaquattre, immatricolato nel 1938 e dotata di un bel motore quattro cilindri di 2500 cc.
La caratteristica peculiare è che sin dalla sua costruzione l’auto è stata munita di un gasogeno per alimentazione del motore a carbone come succedaneo della benzina.
Auto già in uso ad un fornaio dell’hinterland parigino, questa Renault è stata provvista di un inconsueto sistema montato sull’anteriore, dato che il proprietario preferiva trasportare le sue baguette agevolmente sul cassone sul retro.
Ecco allo la bella Renault beige far bella mostra di sé in una forma smagliante grazie all’amico Mimmo.
Si tratta in realtà del cosiddetto gas povero, ossia esalazioni ottenute attraverso dei bruciatori nei quali al combustibile solido (in genere carbone o semplicemente legna secca) viene estratta una quantità bassissima di ossigeno così da giungere alla formazione di molecole di monossido di carbonio.
Ulteriormente ossidato il monossido sviluppa anidride carbonica. Alla composizione del gas povero contribuisce l’effetto del vapore di acqua che si genera durante la combustione che attraversa il carbone incandescente facendo sprigionare una miscela di gas d’acqua che si unisce agli altri prodotti della combustione (detti gas d’aria). Il gas povero è dunque composto da gas d’acqua e gas d’aria ed è una miscela di monossido di carbonio, anidride carbonica, azoto, idrogeno e costituisce un combustibile economico, alternativo e dal basso potere calorifico.
La tonalità termica varia da 2,1 a 2,5 kJ (0,5 a 0,6 kcal) per dm3 di miscela contro i 3,5 kJ (0,83 kcal) della benzina; si vede quindi come la perdita prevedibile di potenza si aggiri sul 25-35%.
Il gasogeno consta di: un generatore; un depuratore a gravità; un raffreddatore; alcuni filtri; un miscelatore.
I generatori, generalmente cilindrici ad asse verticale, sono di 3 tipi principali: a corrente ascendente (adatto all’impiego di combustibili privi di catrame); a corrente discendente (per combustibili con catrame e legna); a corrente trasversale (per combustibili vari).
La parte superiore del generatore funziona da serbatoio, dal quale il combustibile scende per gravita; nella parte inferiore (generatore vero e proprio) si trovano il focolaio, i condotti dell’aria, del gas ed il ceneraio; l’ingresso dell’aria avviene attraverso una valvola automatica.
Alla massima erogazione la depressione nei condotti d’alimentazione del motore si aggira su 800 mbar (600 mm di mercurio); il rapporto aria/gas (dosatura) in volume è di circa 1,1-1,2.
Il rapporto di compressione del motore può essere portato al valore di 8-10, il che compensa in parte la perdita di potenza.
Secondo una dettagliata pubblicazione dell’ing. Dante Giacosa, si calcola di massima che occorrano 1,1 kg di carbone di legna o 3 kg di legna secca per ottenere l’autonomia data da 1 litro di benzina e rispettivamente 1,5 e 3,6 kg per quella data da 1 kg di gasolio.
Si calcola che il potere energetico fornito dal gassogeno non superasse le 1600 cal/kg, ben minore del motore a benzina che è di circa 10.500 cal/kg.
Occorre tener presente che il peso dell’impianto in genere corrisponde al 10-15% del peso totale per le autovetture e al 4-7% per gli autocarri.
L’impianto poi poteva essere installato sul veicolo oppure su un carrello trainato dalla vettura.
Roberto Manieri
r.manieri@giornaledibrescia.it
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