Non è facile per gli atleti di religione musulmana partecipare ai Giochi di Londra. Perché quest'anno la rassegna a cinque cerchi coincide con il periodo del Ramadan (quest'anno dal 20 luglio al 18 agosto) con l'obbligo di astenersi dall'alba al tramonto dal bere, mangiare e fumare. Le prime due probizioni costituiscono una grave difficoltà per gli atleti in gara.
Pensiamo ai ciclisti che dovevano affrontare 250 km del circuito londinese senza borracce o barrette energetiche. Impossibile essere competitivi. Il Marocco, che schierava 3 atleti, aveva chiesto ed ottenuto dal suo ministro per gli affari islamici una fatwa. Niente timori, non si tratta della fatwa nota agli Occidentali come una sorta di minaccia di morte, bensì è una opinione chiesta ad un'autorità musulmana, una sorta di autorizzazione a derogare dalle rigide regole imposte dal Corano. Ebbene, il ministro l'ha concessa a patto che i ciclisti recuperassero successivamente le giornate di preghiera e digiuno.
L'anno scorso, in preparazione dei mondiali su strada a Copenaghen fu richiesta anche una fatwa per gli allenamenti in vista della gara del 25 settembre ma il ministro, forse poco esperto dei carichi di lavoro e preparazione ciclistica per le competizioni iridate, non la concesse considerando la fine del Ramadan distante dal mondiale (26 giorni). Risultato: il ritiro di tutti e 5 i corridori marocchini.
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