giovedì 23 febbraio 2012
 
passione bici
di Paolo Venturini

Due notizie interessanti

Sfogliando il Giornale di Brescia del 17 febbraio mi sono imbattuto in due notizie interessanti per gli appassionati di bici. La prima, pubblicata a pagina 21 a firma di Barbara Bertocchi, è un'idea originale in Franciacorta per aiutare a socializzare nelle piazze. Si tratta di un furgone itinerante riparabici dove un gruppo di volontari aiuterà le persone ad aggiustarsi la bicicletta. La ciclofficina itinerante crediamo potrà avere un grande successo per due motivi: insegna un'arte difficile e per molti versi dimenticata dai più come quella di ripararsi la bicicletta e in un periodo di crisi economica aiuta a risparmiare diversi soldi. Senza nulla togliere ai meccanici specializzati che possono intervenire quando il guasto è più serio. Complimenti ai promotori e per chi volesse ulteriori informazioni sul progetto può scrivere alla mail giulia.imberti@libero.it

La seconda notizia è di quelle che piacciono a noi, ovvero le imprese di bresciani in sella in giro per il mondo. A pagina 25, a firma Ubaldo Vallini, si trova infatti un bell'articolo sul valsabbino Davide Vaglia che progetta una nuova impresa: fare 21mila chilometri in bici fino allo stretto di Bering attraversando il Kazakistan, la Cina e la Mongolia. Ma lo scopo del viaggio è anche quello di fare beneficenza. Con i soldi delle sponsorizzazioni per l'impresa Vaglia conta di devolvere il ricavato per la costruzione della sede Anc dei Tormini a Roè Volciano. Un gesto che gli fa onore al pari delle rigide temperature che il ragazzo ha dovuto affrontare in questi giorni pedalando da Berlino a Varsavia, primi passi di questo suo lungo e difficile viaggio.

Pubblicato: 17 febbraio 2012

Caso Contador, innocente o colpevole?

La squalifica retroattiva di due anni di Contador (ritornerà a correre alla Vuelta di quest'anno) fa discutere per molti motivi. Innanzitutto per le modalità nelle quali è avvenuta, con una Federazione spagnola che ha cercato di coprire e difendere a spada tratta il suo atleta alimentando un sospetto di impunità, dall'altro per le modalità con le quali si è arrivati ad una sentenza di tipo sportivo, quasi due anni dopo i fatti contestati. Per lo sport due anni sono un'eternità e nel mezzo ci sta per Contador un Giro d'Italia vinto, anzi stravinto da protagonista, e mi sembra di poter dire in maniera pulita dal momento che ha subito numerosi e dettagliati controlli incrociati sangue/urina. Senza contare altre vittorie ottenute in corse a tappe minori. Ed ora dovrà restituire tutti i premi, pari a 2,5 milioni di euro, mica bruscolini. Nel merito la sentenza su Contador ci ha detto alcune cose: in primo luogo le tracce infinitesimali di clenbuterolo escludono il ricordo all'autoemotrasfusione, pratica consentita negli anni '80 (vedi Moser) ma vietata dai regolamenti antidoping oggi. Escludono anche la panzana detta dallo stesso Contador sorpreso dalla positività di aver consumato una bistecca (spagnola) alterata con relativa sollevazione degli allevatori iberici che idealmente volevano "matare" il campione di Pinto. La positività al clenbuterolo, secondo i tecnici, sarebbe avvenuta per un integratore alternato. Fateci capire: se Contador e il suo staff hanno acquistato incautamente un integratore difettoso (colpa tutta da dimostrare da parte della ditta che ha confezionato il prodotto), il ciclista spagnolo deve pagare pesantamente per colpe non sue. Oppure questa vicenda nasconde qualcosa di veramente torbido e nel dubbio il Tas di Losanna ha applicato alla lettera il codice e dato una punizione pesante al numero uno del ciclismo attuale. E qui viene il secondo aspetto della vicenda, quello squisitamente politico che vede il corridore della Saxo Bank come vittima sacrificale. Perchè da un lato ci sono la Federazione spagnola, gli organizzatori di Giro e Tour e dall'altro l'Uci che vuole avere il controllo assoluto del ciclismo (senza peraltro dimostrare di avere passione e competenza per le due ruote). Facendo un passo indietro va ricordata infatti la guerra in atto da alcune stagioni fra Uci e Grandi Giri con quest'ultimi che sono usciti dal Pro Tour per non accettare i diktat dell'Unione. La quale ha allestito un programma di prove mondiali Pro Tour con gare di secondo piano, lontane dalla tradizione e credibilità del Giro, del Tour o altre classiche del tipo Sanremo, Lombardia e Roubaix. Poi lo scorso anno l'Uci ha fatto retromarcia trovando un compromesso e inserendo le grandi prove nel calendario storico, valido per i punti di merito di squadre e atleti. Ma sotto sotto il rapporto è ancora conflittuale e punire Contador significa penalizzare e togliere credibilità alle grandi corse. Peccato che così facendo si distrugge l'intero movimento. Insomma una vicenda, quella di Contador, che presenta diverse incertezze, dubbi e punti di vista. Cosa ne dite? Siete innocentisti o colpevolisti? Fateci sapere...

Pubblicato: 8 febbraio 2012

sicurezza sulle strade, Italia al palo

Oggi parliamo di sicurezza sulle strade per i ciclisti con una notizia allarmante e purtroppo veritiera tratta dall'Ansa. In 10 anni in Italia sono state 2.556 le vittime sulle due ruote, più del doppio di quelle del Regno Unito. A lanciare l’allarme per i ciclisti è la Fondaziona Ania precisando che l’Italia è il terzo Paese in Europa per mortalità su biciclette. «La sensibilizzazione sulla sicurezza stradale attraverso i media è fondamentale per ridurre il numero e la gravità degli incidenti -  ha precisato il segretario generale della Fondazione Ania, Umberto Guidoni - .La campagna lanciata dal Times per la tutela dei ciclisti in Gran Bretagna dovrebbe costituire un esempio per tutti su come istituzioni pubbliche, associazioni private e mondo dei media debbano lavorare in sinergia per combattere quella che è la più grande tragedia del nostro Paese, ovvero gli incidenti stradali». Il quotidiano londinese ha infatti aperto l’edizione cartacea con il titolo ’Save our cyclists’, rilanciando l’iniziativa attraverso il sito internet. «La tutela delle utenze deboli della strada - spiega Umberto Guidoni - è un problema comune in tutto il mondo. Ciclisti e pedoni sono le categorie che rischiano di più di essere investite. In 10 anni sulle strade britanniche sono morti 1.275 ciclisti e, dalle statistiche europee, risulta che nel solo 2010 si sono registrate 104 vittime in incidenti che hanno coinvolto biciclette. In Italia lo scenario è ancora più negativo: nel 2010 sono morti 263 ciclisti (6% del totale dei morti), 2.556 nel corso dell’ultimo decennio. Più del doppio di quelle registrate in Gran Bretagna. Questi dati dimostrano che nel nostro Paese si deve fare ancora molto in termini di prevenzione, ma anche di comunicazione e sensibilizzazione». Oggi in Italia circolano oltre 11 milioni di biciclette. A livello europeo, nel 2010, il nostro Paese si colloca al terzo posto per la mortalità stradale dei ciclisti, preceduto solo dalla Germania (462 morti) e dalla Polonia (280). Situazione migliore in Romania (182), Francia (147), Olanda (138) e Gran Bretagna (104).

Pubblicato: 2 febbraio 2012

Il concorso di Progetto Ciclismo

L’emozione della prima volta con una bici da corsa raccontato dai ragazzi. Traspaiono sorpresa, entusiasmo e curiosità dai tre temi di un originale concorso indetto dalla scuola  primaria Ai Caduti della Patria di Rodengo Saiano e pubblicati sul Blog Passione Bici sul sito del Giornale di Brescia.
Come ogni anno infatti l’Associazione dilettantistica Progetto Ciclismo che promuove la pratica del ciclismo giovanile fra i giovani ha fatto visita nelle classi quinte per spiegare cosa è il ciclismo su strada e invitare bambini e bambine a provare la bicicletta su un breve percorso a ostacoli. Ma quest’anno si è voluto fare qualcosa in più. Infatti i bambini sono stati chiamati a raccontare in un tema la giornata trascorsa con la bici e i suoi protagonisti (in aula anche il professionista Matteo Bono e l’addetto stampa della Lampre). I migliori tre temi vengono pubblicati sul Blog Passione Bici, mentre il bambino o la bambina (come in questo caso) vincitrice del concorso permetterà alla sua classe di venire in visita al Giornale di Brescia con il viaggio offerto alla scuola da Progetto Ciclismo.

Qui di seguito pubblichiamo i tre temi vincitori del concorso.
 

Pubblicato: 16 gennaio 2012

Il primo tema classificato

IO E IL CICLISMO
di Giulia Raineri classe 5° D
Prima classificata

Sabato 19 novembre era un giorno come tutti gli altri, ma al posto di Lingua abbiamo fatto un percorso con il Progetto Ciclismo di Rodengo Saiano.
Fabrizio, che è il presidente di questo progetto, è entrato alle 10.30 in aula e ci siamo uniti assieme alla 5 C. Lui ci ha spiegato il senso di questo progetto e alla fine del suo discorso siamo scesi nel cortile dove ci aspettava un percorso un poco complicato.
Ero supermozionata perché non avevo mai provato a pedalare con una bici da corsa. A differenza di quella normale, ha i pedali molto piccoli, è molto più bassa ed ha il manubrio “capovolto”. In quel momento in fila avevo paura di cadere o di farmi prendere dal panico e farmi male. Quando Matteo mi ha messo il casco in testa ed era il mio turno, il cuore mi batteva a mille nel petto.
Sono salita senza fatica ed ho messo uno alla volta i piedi sui pedali della bicicletta; Fabrizio mi ha preso per la sella piano piano mi ha dato la spinta. Ero talmente preoccupata che all’inizio non ero perfettamente in equilibrio. Quando dovevo abbassare la testa per sorpassare l’asta senza farla cadere ho chiuso gli occhi, ho abbassato cautamente il capo e mi sono lasciata andare: mi è parso di volare per un attimo. E’ stata un’esperienza fantastica e a volta vorrei riprovarci e dire che non ho più paura.
Mercoledì 25 sempre all’orario del nostro primo incontro, siamo scesi nell’aula consigliare dove ci aspettavano un giornalista, Fabrizio, il sindaco e un ciclista professionista della Lampre: Matteo Bono. Quando c’eravamo tutti, il presidente del Progetto ciclismo ci ha mostrato due video bellissimi. Dopo aver letto alcune delle domande e aver sentito delle risposte dal ciclista e dal giornalista, hanno estratto dal baule delle domande e lo scrittore di quella vinceva un premio. Purtroppo io non ho vinto nulla, ma poi Matteo Bono ci ha regalato delle foto, tra cui c’era la sua e chi ha fatto l’autografo. Ora le tengo con cura nella mia cameretta.
Questa esperienza mi è piaciuta molto, anche perché ho imparato, ad esempio, cosa è un blog o che cosa è un gregario. Ho imparato che il ciclismo è un gioco di squadra e ogni quando vince, dedica la sua vittoria a tutta la squadra che l’ha aiutato.
A me piace il ciclismo, ma non potrei andare mai a correre per i miei troppi impegni, anche se non sarebbe male. In questo progetto ho provato molte emozioni tra cui la paura e la gioia. Mi sono trovata bene con tutti, Fabrizio era simpatico e mi è parso anche Bono. Non scorderò mai le due giornate, con e senza bicicletta da corsa trascorse grazie a Progetto Ciclismo.

Pubblicato: 16 gennaio 2012

Il secondo tema classificato

UNO SPORT SPECIALE: IL CICLISMO!

di Alice Favalli 5 C

Secondo classificato

 

Un sabato mattina di novembre, invece di fare inglese, io e i miei compagni siamo scesi in cortile con Fabrizio Bontempi per provare a fare un percorso con le biciclette da corsa.

Prima avevo paura a salire sulla bicicletta, paura di perdere l’equilibrio, perché non avevo mai provato ad andarci sopra, ma alla fine mi sono divertita tantissimo e volevo fare un altro giro. Mi sembrava di essere un missile!

La bici da corsa che ho usato è molto diversa da quella che utilizzo a casa. Ha il manubrio ricurvo con le leve dei freni sui lati, le ruote grandi con il copertone stretto; questo permette di andare velocissimi. La velocità viene regolata anche da un cambio che sposta la catena sui vari rapporti della ruota posteriore. La sella è più alta del manubrio perché così si ha una posizione che fa meno attrito con l’aria. Visto che mio papà è appassionato di ciclismo, mi ha spiegato che le bici da corsa di un tempo erano pesanti perché erano costruite con il ferro, mentre quelle di adesso sono più leggere perché vengono costruite con alluminio o con fibre di carbonio.

Quando il mio papà era un ragazzino faceva parte di una squadra di ciclismo e con i suoi compagni si allenava e partecipava alle gare: è arrivato anche primo!

Mi ha raccontato che era molto faticoso, ma quando finiva le gare era per lui una grande soddisfazione. Adesso non corre più, ma guarda sempre alla televisione il Giro d’Italia, il Tour de France e altre gare. Anche a me piace guardare queste competizioni, soprattutto le tappe di montagna perché non si sa mai chi arriva primo: qualcuno cade o buca la ruota, a volta non vince il favorito, ma vince quello che era rimasto indietro.

Io pensavo che il ciclismo fosse uno sport individuale, ma, dopo l’incontro con Matteo Bono, ho capito che ci sono dei gregari che aiutano l’atleta prescelto a vincere la gara.

A me piacerebbe diventare una ciclista non solo per vincere le gare, ma anche per percepire meglio i cambiamenti della natura e i diversi paesaggi che stando in macchina non si possono sentire. Per esempio il rumore di un ruscello, il profumo dell’aria, il clima, il paesaggio, il colore del cielo, il terreno su cui si gareggia.

Mi è piaciuto tantissimo provare la bicicletta da corsa e spero che ci sia un’altra occasione in cui ci salirò ancora sopra e farò un altro percorso. Evviva il ciclismo!

 

Pubblicato: 15 gennaio 2012

Il terzo tema classificato

UNA GIORNATA SPECIALE
di Giorgia Castrezzati 5 C
Terza classificata

Sabato è stata una giornata speciale. Infatti dopo la ricreazione siamo scesi in cortile per fare un’esperienza nuova. C’era anche il sole ed una mattinata tiepida. Sapevo che c’era Progetto Ciclismo, ma non sapevo proprio che cosa avremmo fatto. Ero contenta, ma anche un po’ agitata. E’ da quando ho 4 anni che vado in bicicletta e non riuscivo ad immaginare cosa mi sarebbe capitato. Ci ha accolti il signor Bontempi Fabrizio, che ci ha spiegato un sacco di cose. Io, incuriosita, ho ascoltato con attenzione anche se con lo sguardo continuavo a guardare quella bicicletta con quel manubrio così strano. Non era quello della mia e sembravano le corna di un ariete. Una volta mio cugino Nicola me ne aveva fatta provare una simile, era la sua, e lui con quella bicicletta fa le gare. Dopo quel discorso abbiamo fatto una cosa bellissima: abbiamo provato tutti quella bicicletta. C’era un percorso da fare con dei birilli e un’asta sotto cui passare. Era un po’ difficile, non vedevo l’ora che toccasse a me. Sono stata la prima delle femmine a provare. Avevo un po’ di vergogna perché mi guardavano e non ero molto sicura. Poi sono partita. Era difficile guidare con quel manubrio, ma ci sono riuscita. Il signor Bontempi mi ha fatto i complimenti e mi ha chiesto se avevo già provato una bicicletta così. Ed io ho risposto di sì. Ero felicissima. So che ci sono anche bambine che fanno ciclismo, ma non so se mi piacerebbe. Alla fine dell’esperienza abbiamo anche ricevuto un regalo: una boraccia. E’ uguale a quella del mio papà che va in mountain bike.
Nei seguenti giorni abbiamo incontrato Matteo Bono che è un professionista di ciclismo. Ci ha raccontato che costa sacrificio fare gli allenamenti per poi fare le gare come ad esempio il Giro d’Italia. Infatti si allena circa sette o otto ore al giorno: ne fa di chilometri!!!
Sicuramente Matteo è un ragazzo in gamba, coraggioso e tenace. Lui è un campione e sabato, nel nostro ultimo incontro, ci ha autografato delle cartoline con la autografia, che io conserverò in ricordo di questa bella esperienza.
Questo Progetto Ciclismo mi è proprio piaciuto perché ho imparato e provato cose nuove sicuramente e quando andrò al ciclodromo in bicicletta con mio fratello, mia mamma e mio papà mi ricorderò di questi momenti.

Pubblicato: 15 gennaio 2012

Squadre italiane escluse dal Giro

La stagione 2012 inizia purtroppo con due cocenti delusioni per due corridori bresciani, Claudio Corioni e Roberto Ferrari. Il primo, dell’Acqua e Sapone, non potrà partecipare al Giro d’Italia, uno dei suoi obiettivi stagionali, mentre il secondo dell’Androni Cipi non sarà al via della Milano-Sanremo, vero traguardo stagionale per il velocista di Villanuova sul Clisi. La Rcs Sport, che in Italia organizza le maggiori corse ciclistiche ha ufficializzato  gli inviti alle sue gare, con alcune sorprese. Preso atto che alle corse italiane inserite nel calendario mondiale (Tirreno, Sanremo, Giro e Lombardia) partecipano di diritto tutti i 18 team Pro-Tour, Rcs si è riservata la possibilità di invitare alcune squadre Professional. Al Giro parteciperanno l’Androni Cipi con il bresciano Roberto Ferrari, la Colnago Csf con Omar Lombardi, la Farnese Vini e la novità del team tedesco NetApp. Una scelta piuttosto discutibile, dettata da ragioni di marketing e dai diritti televisivi da vendere. Nello sforzo di crescere ed assomigliare al Tour, il Giro invita un team teutonico cercando di accaparrarsi il pubblico e la televisione tedesca che nelle ultime stagioni post Ulrich ha snobbato la corsa francese. Peccato che la rosa della NetApp (sponsor miliardario) non si avvicina minimamente al livello tecnico e qualitativo dell’Acqua e Sapone.«L’anno scorso abbiamo vinto la maglia verde con Garzelli - dice un deluso Corioni - siamo tra i principali sponsor del Giro eppure non è bastato. In squadra abbiamo Garzelli e Di Luca, due vincitori di Giri d’Italia, corridori che a dispetto dell’età hanno sempre dato battaglia oltre a giovani di grande interesse come Ginanni e il colombiano Betancurt. L’esclusione è un colpo duro per il nostro team, ma è soprattutto un autogol per il ciclismo italiano in un momento come questo nel quale gli sponsor andrebbero tutelati e valorizzati». L’Acqua e Sapone potrà rifarsi con le altre corse promosse da Rcs, dalla Tirreno alla Sanremo. Certo il patron e Garzelli non l'hanno presa bene. Entrambi minacciano di ritirarsi dal ciclismo, di fatto chiudendo la squadra. Sarebbe un peccato, ma ancora una volta una grave responsabilità da parte di Rcs. L’Androni di Gianni Savio, team che ha vinto il campionato italiano a squadre, è esclusa invece dalla Milano Sanremo, classica di primavera e appuntamento atteso dal nostro Roberto Ferrari, velocista di razza che tuttavia potrà rifarsi sulle strade del Giro. Può dirsi soddisfatto invece il team bresciano Utensilnord Named di Fabio Bordonali (Fanelli e Zanotti i bresciani in rosa) che ha ricevuto l’invito per la Milano-Sanremo e il Giro di Lombardia. Invito al Lombardia, Sanremo e Tirreno anche per il neonato team colombiano Coldeportes diretto da Claudio Corti e con base bresciana.

Pubblicato: 11 gennaio 2012

gusmeri riparte: 3000 km in Marocco

Francesco Gusmeri si è rimesso da ieri in viaggio in bicicletta e in solitaria nel Nord Africa. Il bresciano già protagonista di due avventure «epiche», la Brescia-Capo Nord andata e ritorno nel 2001 e soprattutto la Brescia-Melbourne nel 2007 e 2008 ha deciso di ripartire per una nuova avventura in un continente nuovo. Girata l’Europa in lungo e largo, attraversata l’Asia e raggiunta l’Oceania questa volta il quarantenne del Villaggio Sereno affronterà le steppe desertiche dell’Africa. Lo farà in Marocco su un percorso che si è ritagliato come sempre al di fuori di rotte e schemi turistici, una sorta di esplorazione lunga 3.000 chilometri per 45 giorni all’interno del paese.
Ora Francesco, dopo il «viaggio fino all’altro capo del mondo» divenuto un bel libro pubblicato nei mesi scorsi «Prendo la bici e vado in Australia» edito da Ediciclo affronta un viaggio circoscritto a un singolo paese, grande una volta e mezzo l’Italia e di forte attrattiva. Vasti spazi naturali ancora integri, società di antiche tradizioni ancora vive ma anch’essa investita dal gran vento di rivolta per la democrazia che sta scuotendo l’altra sponda del Mediterraneo (motivo in più d’attrattiva).
Il programma di viaggio prevede partenza e conclusione a Marrakech. Rotta dapprima verso sud affrontando subito le montagne dell'Atlante, protagoniste di buona parte del viaggio (con un passo a 2.000 metri già al secondo giorno). Poi lungo itinerario verso nord costeggiando i bordi dell’immenso deserto sahariano, dentro il quale potrà inoltrarsi in due occasioni al 15° e poi al 30° giorno deviando su strade d’accesso specifiche. Infine direzione sud, lungo il versante montuoso che guarda l’Atlantico. Un viaggio nato all’ultimo momento, all’insegna del Carpe Diem che potrebbe diventare l’occasione per un nuovo libro del nostro Chatwin in bicicletta.
 

Pubblicato: 10 gennaio 2012

nuovo anno, vecchie questioni

Inizia il nuovo anno anche per il ciclismo. La stagione agonistica è ormai alle porte e in questi giorni stanno per partire verso i ritiri tutti gli atleti. I professionisti, ancora di più degli anni scorsi, puntano decisamente verso Est, alla nuova frontiera asiatica. Il Tour down under in Australia il 17 gennaio apre le prove World Tour, mentre per le squadre professional il debutto avverrà niente meno che in India (o per i più fortunati dall'altra parte dell'emisfero in Argentina). D'accordo cercare il caldo per le prime pedalate, ma mi chiedo quali possono essere i contenuti tecnici di corse come il Tour del Qatar o dell'Oman dove la bici è un oggetto pressochè sconosciuto. La parola magica che scatta in questi casi è "soldi". Pecunia non olet, il denaro non puzza, figuriamoci correre in posti esotici. Per corridori e soprattutto società è tutta manna dal cielo in tempi di magre economiche. La deriva asiatica del ciclismo assomiglia purtroppo sempre più al calcio con partite e ritiro nel deserto arabo o in Cina. E di sport ormai sembra avere solo il nome. Sono le nuove frontiere del ciclismo, dicono gli ottimisti. Peccato che nella cara e vecchia Europa, dove il ciclismo è nato e ha la sua tradizione, spariscano invece corse storiche. E allora godiamoci queste corse col binocolo in attesa che approdino sulle nostre strade. Buon 2012 a tutti.

Pubblicato: 2 gennaio 2012