giovedì 17 maggio 2012
 
Pianeta Brescia
di Gianluca Magro & Cristiano Tognoli

La neve non è Ghiotta. Storia di quattro punti in tre giorni

Ti piace questo articolo?

Sì, viaggiare. Con un amico come Gianlu, con una squadra per amica. Alè, espugnata anche Empoli. Ed espugnata anche “La ghiotta”, una trattoria nel centro della cittadina toscana che sa il fatto suo.

Trasferta lunghettina, ma quando la compagnia è giusta tutto scivola via al meglio e lo rifaresti già il giorno dopo. Al timone ci va il buon Gianlucone. Stavolta Tognoli fa lo Schettino. La cena del giorno prima, coincisa con il mio compleanno, m’ha riempito pancia ed occhi. Ma tra un’occhiata ai giornali, la scelta tra la Cisa e Bologna (buona la seconda), discorsi di vita quotidiana e considerazioni sul difficile match che c’aspetta, il tempo scivola via che è un piacere. Sono convinto che tra venti-trent’anni rimpiangeremo queste giornate nelle quali rubiamo tempo ai nostri affetti, ma che ti rimangono dentro.

Ad Empoli è già tempo di Carnevale. Non siamo a Viareggio, ma scovo un negozietto con maschere e scherzi pronti per l’uso. Basta che non ce lo facciano al Castellani. Stadio del quale conservo un ricordo, più di altri. La semifinale play off? No, cari. Prima viene la stagione ’88-89, quella dell’epica salvezza allo spareggio di Cesena. Proprio contro l’Empoli. Proprio grazie a una vittoria ad Empoli a poche giornate dalla fine. Bonometti e Savino, due faticatori che s’inventarono Re. Soprattutto il buon Lele, salvatore della Patria con una dozzina di reti.

La Ghiotta, un nome un perché, non aspetta che noi. Ormai ci siamo fatti conoscere in giro per l’Italia e riusciamo a farci servire da mangiare già a mezzogiorno. Il lavoro chiama.

Antipasti toscani: crostini con patè di carne, affettati, formaggi pasta dura. Promossi. La carne invece non mi esalta. Non è una Fiorentina Doc, è anche un po’ bruciacchiata, ma forse sono io oggi quello sbagliato. Gli altri apprezzano, il mio palato è ancora sintonizzato sulla sontuosa cena del giorno prima. Fermate le rotative: per una volta rinuncio al dolce. Tu quoque, Cris… Seguono sfottò dei colleghi fino all’arrivo al Castellani…

Eccoci allo stadio. Cattedrale nel deserto. “Ormai un ci viene più nessuno…”. Ogni volta che ci vengo mi sorprende il fiume, che poi altro non è che l’Arno, che lo costeggia. Stradine isolate per arrivarci. Ripenso ai racconti degli scontri anni ’80-90: non dev’essere stato tanto piacevole trovarsi lì in mezzo, senza vie di fuga. Il Brescia controlla il gioco nel primo tempo, dilaga nella ripresa. Che squadra, ragazzi. Clicca qui per vedere il pre-partita. Il dopo gara è la solita jungla tra interviste da raccogliere, pezzi da scrivere prima che ti caccino e una piccola soddisfazione: la porta che conduce al campo è aperta. Entro, calpesto, fingo un gol. Sempre bello, anche se nella penombra. Il viaggio di ritorno si nutre della… vocina captata in sala stampa (mitico Leo…nuco) e di una mitica sfida a Sarabanda. Playlist anni ’80: da “Storie di tutti i giorni” a “Il mare d’inverno” fino a “Tanz Bambolina”. Gianluca è imbattibile. Le sa tutte.

Da sabato a martedì il salto è tale che nemmeno te ne accorgi. Se non fosse che di mezzo c’è… una fitta nevicata. Che condiziona, di più rovina la gara con la Juve Stabia. Zero a zero com’era nel destino. In bianco si comincia, in bianco si finisce. Se ci penso ho ancora freddo. Nonostante doppio paio di calze, calzamaglia, maglioncione, due berrette, piumone col pelo e guanti. Perché in Italia ci si faccia tanto male a rovinare uno spettacolo come il calcio per me resta un mistero. Bisognerebbe sondare nel mondo del masochismo. E non mi va. Ma mi restano negli occhi i movimenti di gente che saltella sul proprio posto, anche se coperto e numerato. Piccoli grandi eroi. Ai quali si poteva però risparmiare quella punizione…

Cristiano Tognoli
 

Pubblicato: 1 febbraio 2012
Condividi: