"Dove eravamo rimasti?" La differenza la fanno gli ultrà
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Uno dei tanti striscioni appesi in piazza
"Dove eravamo rimasti?". La mia generazione, quella prima ancora, ricorderà bene chi pronunciava questa frase, diventata poi il suo marchio di fabbrica. Un po' come "allegria" per Mike Bongiorno. "Dove eravamo rimasti?" chiedeva Enzo Tortora all'inizio della puntata di "Portobello", che trovavo insopportabile da piccolo e che, ovviamente, ho rivalutato in seguito anche grazie ai reality e non solo.
Dunque, dove eravamo rimasti? Al Libeccio di Livorno, alla prima di Calori sulla panchina del Brescia, ai gol di Zambelli e Antonio per la seconda vittoria in trasferta nell'anno solare 2011. Che poi è rimasta anche l'ultima, visto che il rompete le righe ha sancito le pausa natalizia. La quale ha tolto al Brescia (almeno per ora, ma è ancora moooolto lunga) Berardi, Antonio e Magli, portando in biancoblù Caldirola e Foti. Bene per Calori, per la classifica, per i tifosi, che il Brescia abbia ripreso alla Befana la strada che aveva imboccato in Toscana: tre gol al Crotone, zero subiti, altri tre punti che fanno fieno prezioso in cascina.
La prima impressione è che Alessando Calori sia bravo e fortunato, due qualità che se vuoi fare l'allenatore devono andare a braccetto. Una cosa è certa: l'ex centrale delle rondinelle ha riportato ogni giocatore nel suo ruolo. Vass non fa il trequartista, Mandorlini non fa l'esterno di sinistra e via così. Sembra banale, è fondamentale. Con una postilla: Scienza ci ha messo qualcosa di suo nel fare esperimenti, ma spesso è stato costretto a farli per cause di forza maggiore, vedi rosa con pochi petali.
Calori come Mazzone: Alessandro (è il primo allenatore a cui do del tu in intervista, cosa che non mi piace per il rispetto delle persone e dei ruoli, ma lo conosco da anni e farei davvero fatica a dargli del lei) sorride quando gli si fa questo paragone, dice di non potersi avvicinare al "maestro", eppure in certi atteggiamenti, in certe scelte, me lo ricorda parecchio. Al di là del modulo, quel 3-5-2 che comunque resta per noi bresciani tremendamente Mazzoniano.
Piazza Loggia e gli ultras biancazzurri
Dove eravamo rimasti, per quanto riguarda la società? A un Gino Corioni che ha dato mandato a vendere a Ugo Calzoni, a cordate più o meno fasulle che si dicono interessate, a smentite accompagnate da presenze allo stadio. L'impressione per quanto riguarda il passaggio delle quote societarie è che ci sia tanto fumo, ma che dentro il forno l'arrosto manchi. Pronto a essere smentito, ma credo che se ci sedessimo ora al tavolo dovremmo simulare il pranzo per via di piatti vuoti.
E così la novità vera, se non altro quella più rumorosa, l'hanno portata gli ultras del Brescia, che per la prima volta nella storia centenaria della società hanno chiesto e ottenuto una piazza, piazza Loggia, per manifestare la loro voglia di un cambio ai vertici societari
(guarda il servizio di Teletutto). Erano cinque-seicento a manifestare domenica pomeriggio, non pochi per essere domenica di saldi, ma me ne aspettavo di più. Perché il "mal di pancia" rispetto alla famiglia Corioni è molto più percepito in città. Si vede che molti lo simulano, oppure hanno più a cuore le sorti di Milan, Inter e Juventus. Peccato.
Piazza Loggia e gli ultras del Brescia
Sabato alle 15 si va a Vicenza: prima ci aspetta Remo, che fa del carrello dei bolliti uno dei suoi piatti forti. Il periodo quindi è perfetto per la trasferta!
In alto i cuori gente, buon 2012
Gianluca Magro
Sintesi Brescia - Crotone:
Pubblicato: 9 gennaio 2012
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