C'era una volta, vorremmo ci sia ancora...
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Lo stadio Del Duca di Ascoli
C’era una volta una squadra che non prendeva mai gol, che faceva sognare per come coltivava un sogno impossibile, che si divertiva giocando, che andava oltre i propri limiti. C’era una volta il Brescia di Calori e oggi siamo qui a chiederci se c’è ancora o se è davvero già tutto finito.
C’era una volta il calcio anni ’80, quello dove Ascoli era una capitale italiana: le calze rosse di Costantino Rozzi,
Adesivo allo stadio: uno dei motti di Costantino Rozzi
Tonino Carino a Novantesimo Minuto, gruppi di carneadi che si trasformavano in una provinciale terribile. Un campaccio, dove ancora una volta è caduto il Brescia. Una trasferta lunga, infinita, ma proprio per questo bella, ricca da raccontare. Oltre mille chilometri in 24 ore. Che il buon Gianluca si è fatto tutti alla guida.
Il mio compito? Accendere il tom tom e tenergli compagnia per non farlo addormentare, anche perché la sera prima si era esibito con gli "Stu.C” (gruppo musicale made in Giornale di Brescia, che comprende pure Geppo, Max e Penny). Che tempra ragazzi, direbbe un nostro amico di Empoli in falsetto… Mani fisse sul volante e km mangiati come noccioline.
Partenza per Ascoli: Brescia alle 7 del matino
La partenza alle 7 di sabato. E scopro che già chiaro. Bella storia il (ri) cambio dell’ora. Profumo d’estate. L’ultima volta che eravamo partiti così presto era stato per andare a Grosseto, nel girone d’andata: mi sembrava di esplorare le tenebre. Viaggio buono, anche se molto lungo. Un salto in albergo per lasciare i bagagli, accorgerci che “il vecchiume” ci accompagnerà per il resto della giornata come un light motive, e si va al ristorante, il più vicino possibile allo stadio, per mangiare un boccone al volo.
Le immancabili olive ascolane
Posto senza pretese ci dicono, ma economico e soprattutto a 2 km dal Del Duca. Stica… Alla faccia delle poche pretese. Se andate da quelle parti, diffidate dei… Guerrieri. Conto e a non rivederci. La partita incombe. Lo stadio ascolano cade a pezzi. Vecchissimo, con l’unico pregio di avere le tribune non troppo lontane dal campo. Ma quei mattoni grigioneri danno l’impressione di sgretolarsi da un momento all’altro.
Ascoli, piazza del Popolo by night
In tribuna stampa cerco l’angolino dal quale trasmetteva Carino. E’ tale e quale ad allora: bancone di legno, panche di legno, un vintage emozionante e patetico allo stesso tempo. Ma mi manca, quel calcio.
La partita ve l’abbiamo già raccontata in tutte le salse: questo Brescia non mi piace per nulla. Sembra partir bene, ma si sgonfia troppo in fretta. Non combatte come prima, non è furbo come prima, involuto e molle. Se non cambia registro, nel giro di un paio di settimane possiamo prenotare tutti le vacanze.
Ma continuo a credere (ragazzi in biancoazzurro dimostratemi non sia un’ illusione) che ci si può provare almeno fino all’ultima giornata a Crotone. Poi se i play off non arriveranno nessun processo, ma uscire dai giochi troppo presto sarebbe deludente da parte di un gruppo che abbiamo imparato ad apprezzare anche e soprattutto per valori morali.
Lavorare nella sala stampa di Ascoli non è semplice. Stanzine come cuccette del treno, si sta uno sopra l’altro. Ma si porta a casa la pagnotta anche stavolta. E la sera, finalmente, una cenetta come si deve. Segnatevi il posto: “C’era una volta”, località Piagge, sulle colline ascolane.
Il proprietario ti accoglie senza ipocrisie bensì con una reale voglia di metterti a tuo agio.
Location eccellente: terrazza al chiuso da dove si vede tutta la città. Un po’ come essere in Panoramica, a Brescia. Gli antipasti sono ricchi e appetitosi: zucchine, carciofi e olive fritte, crudo saporitissimo tagliato spesso, tre tipi di salamino, verdurine avvolte da salsa di maionese.
Una pasta spettacolare divisa...in tre
Un primo in due, giusto per non rifiutare l’invito dell’oste a provare dei gustosi fidelini (pasta sottile, quasi capelli d’angelo) alla campo filone con verdure e cacio più ricotta grattugiate.
L'arrosto mangiato da Cris al C'era una volta
Innaffiamo subito con del rosso piceno, poi ci dividiamo sui secondi: io vado di maiale in crosta di pasta sfoglia con salsa senapata.
Spezzatino delzioso del C'era una volta...
Dolce? Parfait di mandorle. E sì: visto che c’è ha fatto gol (in compartecipazione con Zoboli), ora me lo gusto.
La più bella sorpresa di giornata, dopo un goccio di liquore alla genziana, è il conto: 25 euro. Per tutta quella roba, location compresa, ne vale la pena. Di quel ristorante ha scritto anche Gianni Mura recentemente su “Il Venerdì” di Repubblica. Una garanzia.
Il parfait, dolce della nostra cena ad Ascoli
Dopo cena, due passi in centro ad Ascoli. Piccola, ma molto bella. Due piazze principali (del Popolo e Arringo) e quelle pietra chiara, robusta e docile, il travertino, che dà una luce speciale alle sere vissute da queste parti. Un centro storico decisamente popolato anche a mezzanotte, nonostante una temperatura non eccitante.
Ascoli, piazza del Popolo by night
La mattina dopo si riparte. Un paio d’ore al giornale e alle 16.30 di nuovo in auto, direzione Piacenza per il basket. Cambio “d’autista”: da Gianluca a Franco. Mi sento tanto una principessa trasportata. Rientro a casa che è ormai mezzanotte. Un bacino ad Arianna e mentre dorme le sussurro in anteprima quanto avete appena letto. Perché è sempre tempo di “c’era una volta…”.
Cristiano Tognoli
Pubblicato: 23 aprile 2012
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