giovedì 17 maggio 2012
 
Pianeta Brescia
di Gianluca Magro & Cristiano Tognoli

23/01/2002-23/01/2012: nel segno dello Sceriffo

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Così la Curva Nord ha ricordato domenica Mero- Foto Reporter Davide Elias

Così la Curva Nord ha ricordato domenica Mero- Foto Reporter Davide Elias

Dieci anni fa moriva Vittorio Mero. Un tragico incidente in A4 ha portato via un idolo ai tifosi del Brescia, che lo amavano perché non mollava mai, ma soprattutto un marito a Monica e un papà ad Alessandro, che allora aveva solo due anni.

Il Giornale di Brescia lo ricorda oggi con due pagine: io, Cris ed Erica abbiamo espressamente chiesto di scrivere i pezzi, perché quei giorni ce li ricordiamo non bene, benissimo. Teletutto lo ricorda con questa clip che mi piace pubblicare e che trovate anche nelle news sportive del sito.

Dieci anni fa, più o meno a quest'ora (sono le 11 mentre sto scrivendo), mi preparavo alla trasferta di Parma. Semifinale di Coppa Italia, primo round per conquistare un traguardo che sarebbe stato storico per le rondinelle: la finale di una competizione internazionale. Da due anni seguivo il Brescia, dopo aver visto centinaia di partite dalla Curva Nord e già facevo i miei calcoli: se Baggio e compagni limitano i danni al Tardini, poi al ritorno al Rigamonti si può fare il colpaccio. D'altronde le rondinelle avevano appena elimintato la Roma campione d'Italia, perché non sognare?

Sono passati dieci anni, mi sembra oggi. Primo pomeriggio: io, Franco Bassini, Giuseppe Antonioli e Gianni Gianluppi ci mettiamo in macchina direzione Parma: una trasferta che mi è sempre stata a cuore, lì ho studiato all'università, mi piace quella città forse un po' snob, ma anche affascinante. In auto si scherza, c'è musica, clima allegro visto che veniamo da un pranzo delizioso. Parcheggiamo nei pressi dello stadio, è presto ma va bene lo stesso. Squilla il telefono di Gep (Antonioli), lo chiama Giovanni Spinoni dalla redazione. "Come? No, non c'è un giocatore del Brescia che si chiama Nero... Mero? Sì, Mero sì, perchè?".

La telefonata s'interrompe qualche secondo dopo, la frase di Gep mi rimarrà per sempre stampata nella mente: "Ragazzi, è morto Vittorio Mero". Guarda me quando la pronuncia, sa che io e Vittorio ci conosciamo. Qualcosa in più del classico rapporto giocatore-giornalista, qualche volta accade: gli auguri con un sms a Natale e Pasqua, quando è possibile un aperitivo in via del Mille. Senza parlare di calcio, solo per il piacere di fare quattro chiacchiere.

Vittorio Mero bacia la fede dopo un gol alla Reggina

Vittorio Mero bacia la fede dopo un gol alla Reggina

Ho gli occhi lucidi quando entriamo al Tardini, al telefono ho già sentito sia Erica sia Cristiano. Mi stupisco quando vedo i gioacatori del Brescia scendere in campo per il riscaldamento. "Ma come? Giocano?" chiedo ingenuo. I tifosi del Brescia fanno il resto, chiamano Bonera e gli altri, raccontano quanto è successo in autostrada allo Sceriffo. E quel gesto di Roberto Baggio, che lancia i guanti per terra e si nasconde la faccia nella maglietta, è il simbolo di quella giornata assurda.

Nei giorni successivi tocca ad Erica andare alla camera ardente al San Filippo: io sono in redazione, alle prese con la vicenda Guardiola-doping (presunto) e l'attesa di una sentenza sportiva che deve arrivare da Roma. Ci vediamo la sera, io ed Erica, a mangiare una pizza con un collega di Repubblica che stimo tantissimo, Emilio Marrese. E gli occhi sono lucidi, pesanti, tristi, come il giorno del funerale. Me ne sto per conto mio quella mattina, in un angolo di piazza Duomo. E come tanti, tantissimi tifosi del Brescia saluto per l'ultima volta Vittorio quando la bara esce dalla cattedrale.

Abbiamo sempre ricordato lo Sceriffo nell'anniversario della sua morte, nel marzo scorso sono andato a Ravenna per intervistare Monica. Mi sembrava giusto parlare di Mero nelle pagine del Centenario del Brescia, mi è sembrato bello far uscire l'intervista alla moglie l'8 marzo. Lei ed Alessandro mi hanno accolto nella loro casa con cortesia, aprendo l'album dei ricordi con quella delicatezza che solo una moglie e un figlio possono fare. E poi il pranzo insieme, la vita di ieri che si intreccia con quella di oggi e domani, Alessandro che mi mostra l'album delle figurine e mi dice che Messi è il suo giocatore preferito.

Il sorriso di El Kaddouri dopo la rete alla Nocerina-Foto Reporter Davide Elias

Il sorriso di El Kaddouri dopo la rete alla Nocerina-Foto Reporter Davide Elias

Stasera li rivedrò alla Messa al Paolo VI e ho voglia di salutare entrambi. Ci saranno i giocatori del Brescia, molti di loro forse fino a qualche giorno fa non sapevano chi fosse Vittorio Mero. Magari inconsapevolmente, gli hanno fatto un bel regalo domenica sera battendo la Nocerina. Ecco, allora chiudo con una foto bella di Davide Elias, il sorriso di El Kaddouri dopo l'1-0. Sabato si va a Empoli e torneremo a parlare di calcio: oggi no, oggi volevo viaggiare con la mente nei miei ricordi.
In alto i cuori,
Gianluca Magro
g.magro@giornaledibrescia.it

 Sintesi: Brescia - Nocerina

 

Pubblicato: 23 gennaio 2012
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