lunedì 20 maggio 2013
 
Pianeta Brescia
di Gianluca Magro & Cristiano Tognoli

Il lungomare di Reggio tra speranza e sogni

Il lungomare di Reggio

Il lungomare di Reggio

“Ad esempio a me piace la strada col verde bruciato, magari sul tardi macchie più scure senza rugiada coi fichi d'India e le spine dei cardi”. Prendo spunto Rino Gaetano, uno dei miei cantautori preferiti e tra l’altro calabrese, per parlare della trasferta a Reggio Calabria. Così inizia la canzone “Ad esempio a me piace il Sud”, le cui note mi accompagnano mentre scrivo. Fuori piove, fa freddo, penso alla mia casa umida col riscaldamento spento, penso al sole di Reggio e al mare, penso al fatto che un giorno – chissà quante volte l’ho detto anche a Cris, ho perso il conto – sogno di compare un appartamento (magari di affittarlo va…) in cui aprire la finestra e sentire il rumore delle onde.

De Maio segna al Granillo, il Brescia vince e lo fa anche l’Empoli con il Cesena: restano 9 punti tra i toscani e il Verona, in 270 minuti ci si gioca una stagione.
Il saluto delle squadre prima del fischio d'inizio

Il saluto delle squadre prima del fischio d'inizio


Uno per natura dovrebbe essere ottimista, con me chi cerca questa qualità resta purtroppo deluso. Per questo, se ora mi chiedessero 50 centesimi per scommettere sul “sì, i play off si faranno”, li terrei in tasca. Il calendario dell’Empoli è difficile, quello del Verona meno (e che siano in forma lo abbiamo provato sulla nostra pelle 7 giorni fa), in più all’ultima giornata c’è pure lo scontro diretto al Bentegodi. Facciamo che sarò felicissimo di essere smentito il 18 maggio. Intanto però il Brescia è lì, tiene viva la speranza e tiene a distanza il Varese per poi cercare magari il sorpasso all’ultima giornata. Perché se di scontro diretto si parla per Verona-Empoli, non da meno potrebbe esserlo Brescia-Varese al Rigamonti. Di mezzo c’è l’Ascoli, di mezzo c’è soprattutto la trasferta a Livorno, ma almeno per una settimana l’interesse e l’attesa restano. Ed è già qualcosa.

Resto convinto di un concetto, che Davide Possanzini ha espresso sulle colonne del GdB da tempo: comunque finirà la stagione, a questo Brescia andrà fatto un applauso per quanto prodotto. Che ci siano o meno i play off.

Pillon, espulso, irrequieto sul "terrazzino" della tribuna

Pillon, espulso, irrequieto sul "terrazzino" della tribuna

Torno alla trasferta di sabato…Reggio Calabria…
Si parte presto sabato mattina...

Si parte presto sabato mattina...

Niente aereo diretto, si parte sabato alle 6 dal mattino da Bergamo direzione Lamezia Terme: alle 4 io e Cris ci troviamo fuori dal giornale, diluvia tanto per cambiare. E così anche a Orio al Serio, quindi entriamo in aeroporto belli zuppi. C’è gente, c’è coda, in molti vanno in Calabria. Ci mettiamo in fila, davanti a noi una signora parla col marito, il quale le chiede a cosa serva la corsia “priority” di Ryanair. “La usano coloro che hanno tanti medicinali per imbarcarsi prima”, risponde sicura la moglie. Penso ai miei tanti viaggi, penso che al prossimo mi porterò tenendo ben in vista scatole e scatole di Aulin per passare davanti a tutti…

Sul volo ci sono alcuni ragazzi bresciani: due fidanzati che vanno in vacanza, tre temerari che invece sono diretti nel pomeriggio al Granillo, mentre altri 55 lo stanno raggiungendo in pullman dopo essere partiti venerdì sera. Due chiacchiere, due risate, ci si saluta alle 8 in aeroporto a Lamezia. Piove e cielo nuvolo! Ma come???? “Domani, domani ci sono 30 gradi”, ci dicono. Eh, ho capito, ma domani riparto… Affittiamo l’auto, una station vagon talmente grande che in due ci si perde dentro. Ma le auto piccole sono state tutte affittate, c’è il lungo ponte 25 aprile-1 maggio, prendiamo quel che c’è.

La Trattoria del pesce fresco nel centro di Reggio

La Trattoria del pesce fresco nel centro di Reggio

Da Lamezia a Reggio sono poco più di 100 chilometri, tutti da fare sulla Salerno-Reggio. Un’autostrada-un lavoro, normale che non si paghi il pedaggio. Del tragitto l’80% lo si fa su una sola corsia. L’albergo è vecchio, ma giusto sul lungomare. Lo adoro il lungomare di Reggio, è infinito e su “due piani”, invoglia a passeggiare. Parallelo scorre corso Garibaldi, la via dei negozi e dello struscio, ma il mare fa da calamita verso i miei occhi. Pranzo veloce, poi via al Granillo, che è tutto tranne che una bolgia. Poca gente e quella poca ha paura di retrocedere almeno quanto la squadra: sarà dura per loro, ma questa è una trasferta alla quale non vorrei rinunciare per cui quando saluto i colleghi gli auguro tutto il bene del mondo.

Paccheri al sugo di totani

Paccheri al sugo di totani

Si scrive, si racconta della vittoria del Brescia, poi si va a cena. La dritta arriva da un amico che è tornato a casa dopo la partita. “Andate alla Trattoria del pesce fresco, merita”. Ha ragione, mamma mia se ha ragione. Antipasti deliziosi e abbondanti, paccheri con sugo ai totani, acqua, vino (Critone), limoncello e chiacchiere da calcio coi ragazzi del posto. Trenta euro ci stanno tutti per come e quanto mangiato.
Il ricco antipasto

Il ricco antipasto



Chi aveva previsto la domenica di sole ha ragione, quando mi alzo la giornata è stupenda: riesco a fare due passi sempre sul lungomare, a colazione vado in corso Garibaldi. Mi consigliano un posto, con un’avvertenza: “Guarda che è un po’ caro perché sei nella zona dello struscio”, Vabbeh, dico, pazienza. Caffè macchiato e brioche, costo totale: un euro e cinquanta…
Mare e spiaggia...

Mare e spiaggia...


Mi rimane in testa questa cifra per tutto il viaggio di ritorno, mi chiedo se è possibile che sia davvero così ampia la forbice dei prezzi tra Nord e Sud: risuonano le note di Rino Gaetano, “poi mi piace scoprire lontano il mare se il cielo è all'imbrunire seguire la luce di alcune lampare e raggiunta la spiaggia mi piace dormire”.

In alto i cuori
Gianluca Magro

Pubblicato: 29 aprile 2013

La tentazione di dare un calcio al... calcio

Il Bentegodi vuoto, alle 19

Il Bentegodi vuoto, alle 19

Ho volutamente aspettato questa settimana a scrivere il blog sulla trasferta di Verona. Ho aspettato perché per me, ma penso anche per Cristiano, Erica, Daniele e Fabrizio che erano al Bentegodi lunedì sera, quello che è successo non è più calcio. O meglio, non è più il mio calcio, ma qualcosa a cui manca assolutamente senso. Passa la voglia di andare in trasferta, perché gli sfottò e le rivalità stanno alla base di un derby, di una partita sentita. Ma quando si sconfina nell’insulto gratuito, nella minaccia, allora hanno purtroppo ragione coloro che rimangono davanti alla tv a vedere la partita e non vanno allo stadio. Se è davvero questo il traguardo finale, il punto di arrivo, per conto mio il calcio è destinato a morire. E faccio la premessa che poi ribadisco, il pensiero è generale perché di scene brutte se ne vedono dappertutto.

Tifosi del Brescia nel settore ospiti

Tifosi del Brescia nel settore ospiti

Verona… Verona è partita da sensazioni forti, di quelle che senti nella pancia dal pomeriggio, a maggior ragione se entrambe le squadre si giocano qualcosa. Ero perplesso sull’orario delle 21, a bocce ferme confermo sia stata una stupidata enorme giocare una partita del genere piegandosi al volere delle tv e non alla ragione. La nostra macchina arriva a Verona alle 19, con largo anticipo rispetto al fischio d’inizio: parcheggiamo, entriamo allo stadio, tutto sembra andare come al solito. Tensione sì, ma da derby, non per altre cose. Saluto Roberto Puliero, da sempre la “voce” del Verona, un po’ il Cris degli scaligeri. Ha “vinto” uno scudetto, da anni racconta con una passone che ammiro gioie e dolori gialloblù, quando è stato al Rigamonti ho ritenuto giusto e legittimo che potesse fare una radiocronaca libera, senza condizionamenti e alla sua maniera, ma perché vorrei che fosse così per Cris negli altri stadi. Intanto il clima si scalda all’arrivo dei tifosi del Brescia: si sentono petardi e insulti, ma nulla onestamente per cui allarmarsi.

Un momento del match

Un momento del match

La partita inizia e per il Brescia sembra un bel sogno: avanti una volta, avanti una seconda, l’Airone Caracciolo che vola sotto il settore della Nord riservato ai supporters biancazzurri. Già, il terzo anello in una curva immensa…. Poi si fa male Zambelli, poi arriva il secondo tempo, poi è solo Verona. Apoteosi del popolo gialloblù, com’è giusto che sia. Vittoria netta, contro il Brescia, ci manca solo che un tifoso non esulti. E’ successo il contrario al Rigamonti: la stagione scorsa la punizione di Cordova, all’andata i gol di Daprelà e Scaglia. Ma no, al Bentegodi non basta festeggiare ed è un peccato: Erica, Cris e Fabrizio sono presi di mira, sfottò e provocazioni si sprecano. Volano giornali, volano sciarpate in faccia, volano sguardi di cattiveria. Non di rivalità. Io invece sono dall’altra parte, nella zona in cui dal terzo anello piovono bicchieri di birra. Mi va quasi bene rispetto ai colleghi, mi va decisamente bene rispetto a chi deve abbandonare la tribuna a partita in corso, o a ragazze che vengono insultate.

Scriviamo, fuori si sentono i lacrimogeni, basta aspettare una mezz’oretta per capire che i simpatici fumi sparati dalle forze dell'ordine sono arrivati anche fuori dalla tribuna: gli steward entrano e piangono, hanno bisogno di lavarsi la faccia. Usciamo dallo stadio che è quasi l’una, le bottiglie rotte sulla strada si sprecano, la tangenziale è ancora bloccata: facciamo il giro della città per arrivare all’autostrada, quando arrivo a casa è notte fonda. No, questo non è il mio calcio.

Senza puntare il dito su Verona, perché non voglio e fare di tutta l'erba un fascio non mi va affatto. Il mio è un discorso generale: cose del genere non riesco più ad accettarle, in qualsiasi stadio, in qualsiasi città. Diamoci una regolata, pensiamo ad impianti nuovi, creiamo steward in grado di gestire situazioni di tensione ma soprattutto, alla base, insegniamo l’educazione alla nuova generazione. Che non vuol dire regalare margheritine al tifoso dell’altra squadra, ma nemmeno far vivere ore di terrore a chi ha i colori diversi. Che siano gialloblù o biancoblù.

In alto i cuori
Gianluca Magro

Pubblicato: 26 aprile 2013

La Rana, il Grosseto e quel pullman che corre

Gli "Svizzeri", tifosi del Brescia a pranzo come noi alla Rana

Gli "Svizzeri", tifosi del Brescia a pranzo come noi alla Rana

Sullo stesso piano della capolista, tre sopra il Grosseto, un punto avanti al Varese. Che settimana per il Brescia e che settimana anche per me e per Cris. Mille cose, mille impegni e così il blog arriva solo oggi, quando ormai la testa è al derby col Verona e non tanto a quanto successo nei giorni scorsi. Ci torno però chiedendo come prima cosa scusa: scusa a quei tifosi che io chiamo “gli svizzeri”, a cui ho fatto la fotografia sabato prima di pranzo: avevo promesso loro che sarebbe stata pubblicata a inizio settimana, arrivo solo oggi che è venerdì, quindi in ritardo palese…
Il riscaldamento del Brescia al Braglia

Il riscaldamento del Brescia al Braglia



Trattoria La Rana

Trattoria La Rana

Gli Svizzeri li abbiamo incontrati prima del match col Sassuolo alla trattoria La Rana,  che ha (quasi) scalzato dalle nostre preferenze la Barchetta di Campogalliano. Ormai, con Modena e Sassuolo, facciamo tappa a Marzaglia e tutte le volte siamo soddisfatti della scelta in base al fondamentale rapporto qualità-prezzo. Arriviamo alla trattoria con largo anticipo, li troviamo i tifosi del Brescia. Sono un bel gruppo e li ammiro, perché girano l’Italia prendendo la trasferta nel verso migliore: viaggio in compagnia, una sana mangiata, la partita, che significa divertimento. A mandarli alla Rana un amico prima che un collega, assente per motivi calcistici: così chiedono a noi un paio di consigli, ma capiamo subito che se la caveranno benissimo anche senza i nostri suggerimenti.
Gramigna con ragù di salsiccia

Gramigna con ragù di salsiccia


E noi? Noi stiamo sulla gramigna con sugo di salsiccia, mentre per il secondo ci si divide. La verità? Sabato faceva caldo, pomeriggio di primavera inoltrata, quindi un po’ mi vergogno a scrivere cosa ho mangiato dopo il primo. Metto la foto e faccio solo un commento: era squisito…
Un cotechino da competizione...

Un cotechino da competizione...

Ci alziamo soddisfatti, il bicchiere di lambrusco ottimo contorno ai piatti messi in tavola. Da Marzaglia a Modena sono 8 km, allo stadio il Brescia entusiasma tanto se non di più dei piatti gustati a pranzo. Mentre torniamo a casa la mente è già al Grosseto: lungo la A22 incrociamo il pullman delle rondinelle, mi immagino che stia viaggiando verso i play off. E la conferma arriva martedì sera: stavolta il clima è estivo, la doppietta di Caracciolo e il capolavoro di Scaglia sembrano i fuochi d’artificio di Ferragosto. Il Varese perde a Vercelli, il sesto posto è realtà, il pullman del Brescia non si ferma e va veloce. Lunedì si fa tappa a Verona, anche se per molti non è così io lo vedo come derby: del tifo, del Garda, di quello che volete, ma non cambio idea.

Il pullman del Brescia sulla A22

Il pullman del Brescia sulla A22


Trovo una follia giocarlo alle 21, per mille motivi: spero che la tifoseria del Brescia, la quale ha dato spesso segni di maturità, dia l’ennesimo dimostrandosi più intelligente di coloro (Lega di B e tv satellitari) che hanno imposto di giocare in serale al Bentegodi. Lasciamo alle tifoserie romane il palcoscenico degli incivili, dimostriamo che una partita a rischio può rimanere solo tale, senza diventarlo veramente.

In alto i cuori
Gianluca Magro
g.magro@giornaledibrescia.it

Pubblicato: 19 aprile 2013

La vittoria sul Cesena e Leo Messi che non c'è

Tifosi del Cesena al Rigamonti

Tifosi del Cesena al Rigamonti

Prima vittoria casalinga del 2013. Ci volevano gli amici di Cesena per conquistarla. Brescia che va sotto, Brescia brutto nel primo tempo tanto da meritare i fischi e da “scappare” in spogliatoio come fa De Maio. Brescia completamente diverso nella ripresa, che si mangia a morsi gli avversari come fosse il panino col salame di Bisso (credetemi sulla parola, squisito…), Brescia con i giocatori che sembrano i fratelli incazzati rispetto a quelli dei primi 45 minuti. Comunque sia, finisce 2-1 da 0-1: successo meritato, che senza dubbio a me (e ad Erica) resterà particolarmente nel cuore in questa stagione.

Antefatto: ore 10 di sabato mattina, sono in redazione a curare il sito internet del GdB. Succede così quando le rondinelle giocano in casa: al lavoro dalle 8.20, poi pranzo alle 13 e partita alle 15 con successivi articoli per il web e il giornale cartaceo. Dicevo, suona il telefono. “Pronto…pronto”, sento sussurrare dall’altra parte. Penso a uno scherzo, a qualcuno che si è svegliato presto come me di sabato e ha tempo da perdere. “Pronto..pronto…” insiste. “Sono Cristiano…”. “Cris????”, rispondo io sorpreso. Sì, è lui, il mio amico e collega. Afono, completamente, senza voce. Come un giocatore che si sveglia con la caviglia gonfia. La conclusione è semplice: la radiocronaca, povero, in quelle condizioni non può farla, veniamo “promossi” io ed Erica. “Tranquillo, andrà bene” mi dice al telefono Cris e me lo ripete allo stadio. E’ la pacca sulla spalla metaforica che mi serve, visto che dopo la sua telefonata ho passato un’ora a stamparmi numeri e curiosità che possano diventare utili.

Bartosz Salamon al Rigamonti

Bartosz Salamon al Rigamonti

Lo dico sinceramente, Cris sta alla radiocronaca come Messi al calcio: se lui non c’è, non puoi dire a uno di sostituirlo, al massimo puoi chiedergli di non far sentire la sua assenza. Da inizio stagione sto facendo la sua “spalla” nelle partite in casa, un’esperienza che mi piace tantissimo e mi sta insegnando molto. Ma un conto è la seconda voce (“Sei l’Onofri del Rigamonti”, mi dice sempre Erica), un conto è condurre le danze. Insomma, io non sono Messi, al massimo Sergi Busquets.
Forse però è meglio così, forse è meglio saperlo all’ultimo e non stare a farsi tante menate: ha ragione Erica quando arriva allo stadio, mangiamo qualcosa insieme e mi dice “mi sembra di essere uno che va alla maturità avendo studiato un po’ ma non tutto, e poi spera che gli vada bene”. E il Brescia con un primo tempo da mozzarella non ci aiuta di certo. Cambia tutto però, perché Daprelà e l’Airone fanno uscire voce, entusiasmo, passione, tutto quello che hai dentro e che si trasforma in parola.

A fine partita ci guardiamo, io, Erica e Cris, sembra che abbiamo vinto i Mondiali. In realtà la squadra che seguiamo con passione è soltanto salita a 49 punti. Ma tanto basta per avere un sorriso grande . Forse è anche perché siamo riusciti a “portare a casa la pelle”, ovvero arrivare al 93’ senza troppi impappinamenti. Sabato a Modena Cris tornerà al suo posto, sabato faremo la solita tappa alla Rana dove ci aspetta buona cucina a poco prezzo. Meno sette alla fine, adesso posso smettere di guardarmi le spalle: male che vada, a fine agosto, saremo ancora qui. In serie B.

In alto i cuori
Gianluca Magro
g.magro@giornaledibrescia.it

Pubblicato: 8 aprile 2013

Terni, uovo amaro

E45, sulla via del ritorno

E45, sulla via del ritorno

Che trasferta Terni, ragazzi. Di quelle che maledici mentre le stai facendo perchè ti succede di tutto e di più, ma che poi a furia di raccontarle assumono persino qualcosa di epico. Innanzitutto la compagnia, quella che ti aiuta a sopportare i disagi che non sono certo mancati.
Ho la convinzione che tra qualche anno (facciamo una trentina?) quando con Erica e Gianluca mi ritroverò a gustare un bicchierino di whisky davanti a un caminetto, ricorderemo con particolare affetto questa intensa due giorni pre pasquale.

Orario di partenza dalla redazione: ore 10 di giovedì mattina. Che diventano le 11 in un battibileno per "problemi tecnici". Una tastiera da recuperare, che diventa una tastiera da comprare e finalmente si può partire. A quel punto salta però il pranzo da "Cerina" a San Vittore di Cesena, dove avevamo pianificato una prima fermata per spezzare il lungo viaggio. E' destino che quest'anno quel posto non ci ospiti. Anche in occasione di Cesena-Brescia un'incoveniente stradale, leggasi incidente all'altezza di Bologna, ci aveva fatto rimandare l'appuntamento con un posto dove non torniamo da ormai tre anni, ma che vi consigliamo per il rapporto qualità-prezzo e la varietà tra pesce (di gran lunga preferibile) e carne. Ma restate concentrati sul posto perchè tra poco, nel nostro racconto, tornerà protagonista.

La carta di riserva per il pranzo a quel punto diventa Modena. Dove però i nostri posti fidati ("Barchetta" di Campogalliano e "La Rana" di Marzaglia) sono pieni o chiusi; proviamo allora la novità "Magnagallo" sempre a Campogalliano. La comodità sta nell'ubicazione: subito fuori l'uscita autostradale. Locale elegante, mangiare abbondante anche se non proprio a buon mercato. Si va di gnocco fritto, tigelle, salumi e formaggi, un primo di ravioloni con patate, noci e formaggi, un lambrusco consigliato dal maitre (forse è quello che ci ha fregato?) e un buffet di dolci (torta di amaretti e quella di cioccolato: super) che risolleva il morale.

Meccanico alle prese con la nostra auto

Meccanico alle prese con la nostra auto

Si riprende il viaggio. Perchè l'Italia è lunga, mamma mia se è lunga. E Cesena torna nel destino. L'auto fa i capricci. Bisogna fermarsi. La prima officina che fa al caso nostro è proprio a San Vittore. Ma pensa te... Gentilissimi i ragazzi che vi lavorano. Cambiano il pezzo difettoso e ci fanno l'in bocca al lupo per la nostra meta, per la nostra partita: Ternana-Brescia.
A Terni arriviamo verso le 19. Il tempo di sistemarci in albergo ed è già ora di andare allo stadio. Prima però i nostri occhi sono catturati da un monumento presente davanti alla stazione della non indimenticatibile città umbra: un'enorme pressa che ricorda le numerose aziende che qui producono acciaio, un orgoglio locale.

Lo stadio di Terni dall'esterno

Lo stadio di Terni dall'esterno

Lo stadio è di un vecchiume che non vedevamo da tempo, anche se in buona parte ce lo ricordiamo dal 2006. Diciamo che di sera si presenta anche peggio. Nel raggiungere la tribuna stampa trovo sul mio cammino, in tribuna centrale, un signore sulla cinquantina con la sciarpa dell'Atalanta (c'è il gemellaggio con i ternani e in curva, vicini al settore dei bresciani, ci sono anche una quarantina di ultras atalantini che provocano la settantina proveniente da Brescia). Quel signore è di Bergamo, lo capisco da come mi squadra. Non proprio una faccia da "benvenuto". Ormai con il digitale terrestre Teletutto è una tv di casa nella città orobica...

Dagli spalti del Liberati, come essere in campo

Dagli spalti del Liberati, come essere in campo

Inizia il match e si vede subito che non è un bel Brescia. Lento, impacciato. Sfortunato anche, come nel palo di Scaglia. La ripresa è un calvario. I limiti dei difensori biancoazzurri vengono a galla ancora una volta. Come purtroppo il momento di scarsa vena dell'Airone. Pive nel sacco, fine del momento positivo e fuori dai play off. Settimi. Che è la dimensione più giusta per quanto ha fatto vedere finora questa squadra e per come è stata costruita e aggiornata.
Si gioca sotto la pioggia

Si gioca sotto la pioggia

Il viaggio di ritorno è lungo come lo sono tutti quelli dopo una sconfitta. Rivedi mentalmente il match, pensi alle prospettive a una settimana da riorganizzare anche giornalisticamente. Con zero punti tutto pesa di più. Ma la compagnia aiuta ad anestetizzare la delusione. Siamo una bella squadra. Ed è questo il risultato più grande.
Cristiano Tognoli

Pubblicato: 1 aprile 2013

Vercelli e Cittadella, due favole di cui me ne piace solo una

Fiori per la mamma di Vittorio Mero

Fiori per la mamma di Vittorio Mero

Ci sono favole e favole. Alcune hanno un lieto fine, altre no, altre ancora devi continuare a raccontarle per capire come si concludono.  Ci eravamo lasciati dopo il pari interno con il Bari, una di quelle favole che non pare avere il finale. Perché stai lì, aspetti, ma la prima vittoria casalinga del 2013 tarda ad arrivare e non è bastato nemmeno segnare al 90’ col Cittadella per festeggiarla. Anzi, in campo lo hanno fatto le rondinelle senza fare i conti con Di Nardo, il più piccolo della compagnia, quello che “può segnare in qualsiasi modo ma non di testa dai”. E infatti il 2-2 lo ha realizzato…con un colpo di testa.

Lo stadio Piola visto da dentro

Lo stadio Piola visto da dentro

Ma alla gara col Cittadella ci torno dopo, storia che si intreccia nella storia. Tra Bari e la sfida contro i veneti c’è stata la trasferta a Vercelli, dove una storia diventa LA storia, almeno del calcio. Non so se i piemontesi si salveranno, personalmente glielo auguro, senza dubbio il fascino non manca a una cittadina che ha tutto, ma proprio tutto, per essere da LegaPro, ma che poi ci ripensi bene e non sfigura affatto in serie B. Anzi, la generosità, l’attaccamento e l’ospitalità ne fanno una sorta di piccola isola felice, anche per chi ci arriva da fuori. Non dimenticate queste parole, poi capirete perché.

La trasferta sarebbe da pollice alto per una gita culinaria pre partita, ma il fischio d’inizio alle 20.45 non lo permette. Allora si parcheggia e si va di pizza al taglio. “Scusi signora, dov’è lo stadio?” chiedo alla donna che sorride (verso Fabrizio…) e ci serve. “Proprio qui, saranno 50 metri” mi risponde. In realtà nessuno di noi se n’era accorto, semplicemente perché non ci sono steward, forze dell’ordine, transenne, muri di latta a dividere quello da quell’altro. C’è uno stadio e basta. Piccolo quanto si vuole, ma uno stadio. Che da fuori ricorda tanto quelli inglesi, quelli in cui arrivi senza avere l’impressione di essere in guerra.

la targa in ricordo di Silvio Piola

la targa in ricordo di Silvio Piola

L’impianto è dedicato a Silvio Piola, il calcio in Italia. In realtà sembra che tutto a Vercelli sia dedicato al giocatore che con 369 reti è l’attaccante più prolifico di tutti i tempi. Fuori dallo stadio lo ricorda una targa, poco all’interno una gigantografia domina parte della struttura.
Lo stadio Piola visto da fuori

Lo stadio Piola visto da fuori


Gli spalti sono composti da 3-4 gradoni, tutti con posti a sedere numerati, ma l’impressione arrivando in tribuna è quella di essere sul terreno di gioco per il riscaldamento. Così si può conversare con i calciatori come se ci si trovasse in un parco.
Il Brescia porta a casa una partita rocambolesca, è mezzanotte passata quando riprendiamo la strada direzione Brescia, convinti che la parola play resta, ma che dopo gli si possa mettere off e non più out visto il 3-2.

Nel suo piccolo Vercelli resta una favola, come lo è da anni quella del Cittadella, perché gli altri la definiscono così. Lo stadio degli amaranto è simile al Piola, decisamente meno ricco di storia però. E quelle parole che ho utilizzato prima (generosità, attaccamento e ospitalità) erano lontane anni luce dai dirigenti veneti giunti domenica pomeriggio al Rigamonti, che giustamente e legittimamente hanno festeggiato il gol del 2-2 dopo aver pensato di perdere la gara, ma poi hanno lanciato qualche “vaffa” che nulla aveva a che fare con la rete Di Nardo.
Perché ci sono favole e favole e non sempre quella che tu preferisci ha il finale che ti aspetti.
Giovedì si va a Terni, trasferta lunghissima, ci torno sette anni dopo essere stato per la prima volta al Liberati. Buona Pasqua a tutti,

In alto i cuori
Gianluca Magro
g.magro@giornaledibrescia.it

Pubblicato: 25 marzo 2013

Dal calcio al basket con tanti vorrei in mezzo

I fantastici tifosi della Centrale del Latte Brescia

I fantastici tifosi della Centrale del Latte Brescia

Doveva essere Cris. Sì, stavolta toccava a lui il pezzo sul blog, ma più della mia richiesta, del nostro spazio settimanale, della voglia di raccontare, ha potuto….l’influenza. Trentanove di febbre , letto e divano al posto della scrivania. Beh, la scorsa settimana è stata bella piena anche per lui: radiocronaca a Modena martedì, radiocronaca del basket a Verona venerdì, radiocronaca del Brescia sabato, più i pezzi per il GdB. Ci può stare che la domenica il fisico quasi ti “obblighi”  ad ammalarti per avere un po’ di tregua…
A Modena molta della voce se n’è andata per il ritorno al gol dell’Airone: un bel Brescia anche in 10, un brutto Modena anche con l’uomo in più Mi dispiace per Dario Marcolin, perché credo abbia davvero i numeri da allenatore di rango: non so, onestamente, quanto la sua squadra lo stia seguendo in questo momento.

Il palazzetto di Verona

Il palazzetto di Verona

Faccio però una parentesi, visto che venerdì sera al palazzetto dello sport di Verona oltre a Cris c’ero anche io. Per diletto. “Saranno 200 i tifosi della Centrale” mi avevano detto i colleghi in redazione. No, erano almeno il doppio, forse di più. Quasi 500 bresciani che hanno fatto un’ora di strada sotto la pioggia, in auto come in pullman, per sostenere la squadra. Brescia è anche questo per fortuna, una piazza che si appassiona e che soffre, che ti sta vicino e lotta, che un po’ ci resta male se perdi senza lottare come purtroppo è successo nella serata dedicata alle donne. Ma lo spettacolo offerto al palazzetto dai bresciani è stato notevole e pensare di averlo vissuto dal vivo rappresenta un bel ricordo, di sicuro tra quelli da conservare in questa stagione sportiva.

Cris prima della radiocronaca a Verona

Cris prima della radiocronaca a Verona

Torno al calcio, al pareggio col Novara, al metrobus che ha esordito in B portando i tifosi delle rondinelle a Mompiano:  la risposta è stata buona, chi lo ha utilizzato ha detto che probabilmente lo rifarà anche sabato per la gara col Bari. Io ci proverò, magari mi sentirò per qualche minuto nella “mia Inghilterra”, a Londra, dove è del tutto normale lasciare a casa l’auto per raggiungere lo stadio. E così al posto di parlare della “mia” Inghilterra potrò fare riferimento, e con orgoglio, alla “mia” Brescia. Quella che vuole diventare “Di nuovo Leonessa”, secondo l’auspicio del presidente Corioni e del professor Giuliano Noci, a cui è stato affidato un progetto per lo sviluppo e l’internazionalizzazione (odio scrivere e pronunciare questa parola) del brand Brescia Calcio. Fare un commento è impossibile, nessuno ha voluto svelare di cosa si tratti. Fare ipotesi si può: puntare sul mercato orientale alla ricerca di soldi freschi da investire; coinvolgere Baggio per esplorare ancora meglio quel terreno, parlare con le istituzioni (ma quali? A Brescia si vota a fine maggio) per il nuovo stadio o la ristrutturazione di quello vecchio. Per ora sono parole, alle quali tutti cercano di capire se seguiranno i fatti; intanto dalla Curva Nord arriva un appello agli imprenditori bresciani affinché prendano a cuore la difficile situazione del Brescia e mettano una mano al cuore e l’altra al portafoglio.

Lo stadio Braglia ridotto ad acquitrino

Lo stadio Braglia ridotto ad acquitrino

Io intanto vorrei: vorrei tornare ad entrare in uno stadio pieno, qualunque esso sia, ma senza barriere e con gli spalti vicini al campo; vorrei tornare a vedere i bresciani a centinaia in trasferta, senza avere la paura di assistere a una partita in un’altra città; vorrei che Brescia fosse espressione di più realtà sportive e desse la possibilità a tutti di fare sport, dal professionista al sottoscritto che è in sovrappeso; vorrei tornare a sentire l’inno della Leonessa prima e dopo il match, ma quasi sia un dispetto (in realtà per me lo è) pare impossibile quasi come avere lo stadio nuovo. Troppi vorrei, chissà se realizzabili. In realtà vorrei ascoltare anche il nuovo cd di Bon Jovi, ma questo per fortuna posso farlo.
Ci si risente la prossima settimana, dopo la gara interna col Bari e la trasferta di martedì a Vercelli.

In alto i cuori
Gianluca Magro
g.magro@giornaledibrescia.it

Pubblicato: 12 marzo 2013

A Lanciano si vince, in campo come a tavola

Ristorante La Torre, l'antipastone

Ristorante La Torre, l'antipastone

Ebbene sì: siamo (sono) rimasto indietro con il blog. La neve di Modena, il ko con l’Empoli, la vittoria (alleluia) a Lanciano. Tre tappe in una settimana, tre momenti da riassumere in un solo pezzo. Devo, voglio andare con ordine. Allora….
Allora si parte dal rinvio col Modena: che difficilmente si sarebbe giocato lo sapevo dal mattino, visto che lavorando in redazione web ero in contatto dall’ora di caffè e biscotti con i colleghi emiliani. “Guarda che dalle 13 peggiora la situazione” continuavamo a dirmi. A che ora ha ripreso a nevicare a Modena? Alle 13.01. Nonostante tutti siamo partiti, a Reggiolo Rolo sulla A22 il dietrofront quando arriva la comunicazione ufficiale del rinvio. Ci torniamo mercoledì alle 18.30, oggi guardo fuori e mi sembra primavera. Azzardo un “si giocherà sicuramente”, se verrò smentito pirlo gratis a tutti coloro che con pazienza e affetto leggono questo blog.

Il centro di Lanciano

Il centro di Lanciano

Empoli… Empoli è la partita del freddo, del ko pesante, della testa più alle elezioni che al calcio: Empoli è il punto più basso della stagione, Empoli è l’esonero che sei sicuro arriverà per Calori e che invece non c’è perché Corioni è così, come Casarsa dagli undici metri riesce sempre a spiazzarti.
Lanciano è il ritiro, il ritorno alla vittoria, la doppietta di Corvia, il riaffiorare del dilemma se pensare a play off o play out. Resto della mia: con questa squadra, con quanto è successo, con gli uomini a disposizione, prima Calori arriva a 50 punti (sempre che sia anche quest’anno la quota salvezza) meglio è. Tutto il resto sarà ben accetto, ma che non venga chiesto ora.

Il ristorante La Torre all'interno

Il ristorante La Torre all'interno

Lanciano per me e Cris è una trasferta inedita, lunga da fare in auto, per cui per una volta cambiamo schema: si parte il venerdì sera in aereo da Bergamo, volo su Pescara, per poi trasferirci il sabato mattina in auto a Lanciano (30ina di km). Prendiamo le camere in una sorta di casa dello studente-hotel a due minuti di strada dall’aeroporto. Struttura nuovissima, totalmente ecologica, aperta da tre mesi con i fondi Ue, un piccolo gioiello che ad esempio autoproduce la corrente che usa. Ci vestiamo anche da giovani per passare da studenti, non so se riusciamo nell’intento ma la cosa certa è che il rapporto qualità prezzo di Spazio Residenza è notevole. Voto sette e mezzo, anche se in camera mancano tv e phone, ma si può benissimo vivere senza.

Sabato mattina piove quando prendiamo la strada per Lanciano: “Arriva quasi quarantamila abitanti” ci dicono mentre facciamo due passi nel centro: sembra un po’ Montichiari, l’aria è quella del paesone e non della città. Ma ha un suo fascino e alcuni angoli rapiscono lo sguardo. Fabrizio Paghera, un ex ma soprattutto un ragazzo dalle qualità umane d’oro, ci consiglia per il pranzo: “Andate al ristorante La Torre, vi troverete bene”. Paghe ha ragione, mangiamo benissimo, peccato solo che ci aspetti la partita perché è un posto da cena tranquilla.

Spaghetti pomodoro e mozzarella

Spaghetti pomodoro e mozzarella

Carmine, il proprietario, ci accoglie con calore e amicizia: qui vengono spesso giocatori e dirigenti del Lanciano, dalle foto però capisci che se qualche personaggio famoso passa da qui fa tappa alla Torre. L’antipasto con assaggi del luogo è fenomenale, gli spaghetti con pomodoro e mozzarella tanto semplici quanto gustosi, perché riesci a distinguere ogni sapore. E anche i tortelloni di Cris sono all’altezza. Io non so se Carmine abbia un sesto senso, di sicuro non ci conosce se non per le due parole che scambiamo, quindi non può sapere della passione di Cris per i dolci. Sta di fatto che il mio amico e compagno di viaggio stranamente non ordina il dessert, ma col mio caffè arrivano comunque degli assaggi di torte che sono squisiti. Spendiamo il giusto, sotto i 20 euro a testa, a conferma che questo posto rientra senza dubbio tra i migliori visti e visitati in queste trasferte.
I tortelloni di Cris

I tortelloni di Cris



Lo stadio di Lanciano, il “Biondi”, rimanda al Menti di Montichiari (ancora con sto Montichiari…)   da fuori, all’impianto di Varese all’interno per la presenza del velodromo.
Il "Biondi" visto da fuori

Il "Biondi" visto da fuori

I giornalisti bresciani sono raggruppati in un unico settore, come la cinquantina di tifosi nella curva alla nostra sinistra. I tifosi del Lanciano sotto di noi, età esodato-pensionato, non prendono molto bene le urla di Cris, che si accuccia per sfogare tutto quello che ha dentro ai due gol di Corvia.

Il "Biondi" visto da dentro

Il "Biondi" visto da dentro

Si scrive finalmente di una vittoria, si torna in hotel giusto per qualche minuto, poi pronti per la cena. Destinazione S. Giovanni Teatino, sui colli di Pescara, ristorante Zaff. Posto introvabile se non ci fosse stato indicato da una “soffiata” amica. Come lo scoviamo? A un certo punto sulla strada troviamo foschia nei pressi di una curva. “Oh, la nebbia” mi dice Cris. Invece sono i “fumi” dello Zaff, specializzato in bruschette, arrosticini e salsicce. Tutto sulla brace. Beh, specializzato: diciamo che sei vai lì ordini quelle tre cose o te ne vai. La cosa vera è che proprio quelle tre cose sono squisite. Venti euro li valgono, birra, coperto e acqua compreso nel prezzo.
Il pullman del Brescia arriva allo stadio

Il pullman del Brescia arriva allo stadio



Domenica mattina prima delle 7 siamo sull’aereo che ci riporta a Bergamo, penso alla metro che ha inaugurato al giorno prima e al lavoro mega che hanno fatto i miei colleghi tra giornale, web e tv. Grazie a loro, a centinaia di chilometri di distanza, ho vissuto un vero e proprio evento (sì uso questa parola) per la nostra città. E’ presto quando arrivo in redazione, ho tempo di buttarmi nella mischia e di salire anche io in carrozza. Cosa provo? Beh, le fermate vicino allo stadio per capire qual è quella più vicina. Decisamente Mompiano.

Ci si risente dopo la gara col Novara,
in alto i cuori
Gianluca Magro
g.magro@giornaledibrescia.it

Pubblicato: 4 marzo 2013

Tra Vicenza e Sanremo, tra Calori e Mengoni

Marco Mengoni, vincitore del Festival di Sanremo

Marco Mengoni, vincitore del Festival di Sanremo

Trovarsi a scrivere un blog dopo una sconfitta non è facile, a maggior ragione se arriva dopo tre 0-0 di fila. Complimenti però al Vicenza: fino a due settimane fa erano tre le squadre ad avere ancora l’imbattibilità interna, Verona, Brescia e Sassuolo. Ora restano soltanto gli emiliani. Le altre sono cadute sotto i colpi dei biancorossi. Due 1-0 e via. Già nella passata stagione Dal Canto, col Padova, aveva interrotto la lunga imbattibilità di Arcari, quest’anno ha fatto nuovamente festa a Mompiano. Si vede che l’aria di Brescia e il nostro stadio gli portano bene: se tanto mi dà tanto, da allenatore dei biancazzurri sarebbe imbattibile in casa!

Calori alla fine resta al suo posto, almeno fino a sabato, quando alle 18 saremo al Braglia per affrontare non la capolista, ma quel Modena di Marcolin (bresciano doc, un amico) che dopo la vittoria a Livorno si sente come Marco Mengoni sul palco dell’Ariston.

Posso fare una parentesi sul Festival di Sanremo? Posso, il blog è mio e di Cris e oggi lui non lavora, quindi per dirla come Abatantuono “spadroneggio”. Mengoni ha una grande voce, si presenta pure con la banana rockabilly, quindi pollice alto per il suo successo. Ho apprezzato anche Silvestri (ma lo adoro da anni, sono di parte) e ovviamente gli “Elii”: da musicista non potrebbe essere altrimenti, sono a dir poco mostruosi. Non è un caso che gli elementi dell’orchestra si siano alzati in piedi ad applaudirli e che la critica li abbia premiati.

Detto ciò, si è discusso molto sul fatto che negli ultimi cinque anni, tranne la parentesi Vecchioni, il vincitore sia arrivato da un reality musicale. Penso che molto dipenda dal televoto, da chi – i ragazzini - quei cantanti li vede, li conosce e li ascolta grazie alla tv e non ai cd (purtroppo). Concordo però con il bresciano Mauro Pagani (8 al suo lavoro) su un punto: questi ragazzi possono piacere o non piacere musicalmente, ma arrivano preparati all’appuntamento. Perché sanno stare davanti a una telecamera, perché sanno tenere il pubblico sapendo cosa significa esibirsi davanti a una platea, perché alla fine cantano ogni giorno per studiare e migliorare la loro voce, la loro tecnica. Detto ciò, mi manca a Sanremo il Vasco di turno che con “Vado al massimo” mi spiazza e mi fa innamorare….

Parentesi lunga? Avete ragione, ma quando il Brescia perde al posto di “buttarla in vacca”, per me è meglio buttarla in musica… Sabato a Modena alla squadra serve un tempo tirato, tipo swing anni ’50 (ci vorrebbe il mio amico e fratello Gianluca Bentoglio alla batteria), altrimenti il rischio è che Calori sia costretto a fare i bagagli. La possibilità c’è, inutile nasconderlo, succede sempre così nel calcio e non solo da noi: non puoi cacciare i giocatori, cambi allenatore. Scelta che personalmente non farei, visto il lavoro dell’Alessandro da Arezzo a Brescia e visto che un campionato mediocre continua a lasciare il treno play off fermo in stazione, ad aspettare chiunque voglia salirci. 

In alto i cuori (dedicato a zio Ettore)
Gianluca Magro
g.magro@giornaledibrescia.it

Pubblicato: 18 febbraio 2013

Quel qualcosa che aleggia su Padova, compreso Bon Jovi

La "curiosa" copertina del giornale distribuito allo stadio

La "curiosa" copertina del giornale distribuito allo stadio

I miei colleghi ormai lo sanno: quando in redazione metto le cuffie (tecnologiche oh, senza filo…) è arrivato il momento del blog. Non sempre lo scriviamo da casa io e Cris, quindi se accade in via Solferino mi ritaglio il mio spazio tra parole e musica. A proposito, in bocca al lupo al mio amico, al collega, al compagno di viaggio in trasferta: Cris è a casa con la febbre, ma so che sabato al Rigamonti non mancherà. No, non resterà fuori…

Passo indietro, eccoci a Padova. Eccoci soprattutto sulla macchina che sabato mattina ci porta in Veneto: trasferta ostica, tutte le volte che si sono andato (all’Appiani da tifoso, all’Euganeo per lavoro) ho sempre visto le rondinelle perdere. Eppure non sono io a portare sfiga, il Brescia a Padova ci perde da anni e anni! Solo una volta sono uscito dall’Euganeo col sorriso:  era il 27 giugno 2001 , era il concerto di Bon Jovi. Ma anche in quella occasione non tutto andò liscio, segno che in quello stadio c’è qualcosa di strano:  Jon perse la voce dopo poche canzoni, cosa che per molti divenne una tragedia; per me e per gli affezionati che dal quartiere Lamarmora erano partiti con “macchinate” varie invece no, fu l’occasione più unica che rara di sentir cantare diverse canzoni del gruppo da Richie Sambora, per chi segue la band più che il chitarrista, una sorta di secondo leader.

Chiusa (prometto, per ora...) la parentesi musicale, torno al viaggio e al fatto che su Padova aleggi qualcosa di strano per noi bresciani. A metà strada l’auto inizia a fare le bizze, l’acceleratore non risponde più e non so come fare. Riusciamo ad arrivare a Padova, ma il pranzo nel posto scelto inevitabilmente salta. Ci fermiamo, spegniamo la macchina, poi nel riaccenderla tutto torna a posto. “Vuoi vedere che stavolta va diversamente? Finalmente un segno positivo qui…” penso dentro di me. Il pranzo è in una trattoria a menu fisso, niente di particolare ma prezzo alquanto contenuto. Undici euro per primo, secondo e contorno ci sta, soprattutto se sei a un chilometro dallo stadio.

Lo stadio Euganeo vuoto

Lo stadio Euganeo vuoto

Già, lo stadio. Solitamente ostile con i giornalisti ospiti, questa volta non regala incazzature come già accaduto in passato. E perfino il presidente Cestaro non si lascia andare agli appelli all’altoparlante. Tutto o quasi, insomma, sembra avere un volto nuovo rispetto alle volte precedenti: sarà per quello che finisce 0-0 e che Arcari para tutto…. Ed è un segno del destino forse che, mentre lascio gli spalti, parte I'm forever blowing bubble, l'inno del West Ham!

Squadre schierate all'Euganeo

Squadre schierate all'Euganeo

Si torna a casa prima, il silenzio stampa se non altro ha questo vantaggio. Così in sala stampa, aspettando comunque di avere comunque un paio di dichiarazioni di Colomba, la signora Calori ci osserva incuriosita mentre addentiamo un panino. “Ma che ci fate qui?”, ci chiede col sorriso. “Scrocchiamo un panino”, la prima risposta che mi viene. Ci mettiamo a ridere, forse in piccolo anche lei è contenta di poter riabbracciare il marito prima del solito, visto il “salto delle interviste”.
Presto credo torneranno a parlare, lui e la squadra, tutto tornerà come prima. Tranne Padova. Da sabato un po’ ci sorride anche lei…

In alto i cuori
Gianluca Magro
g.magro@giornaledibrescia.it

 

Pubblicato: 12 febbraio 2013