giovedì 23 febbraio 2012
 
Pianeta Brescia
di Gianluca Magro & Cristiano Tognoli

Rondinelle dal volo basso, in attesa del Toro

Brescia-Modena, la curva nord

Brescia-Modena, la curva nord

Si dice che se le rondini volano basse, da lì a poco verrà a piovere. Forse per questo le rondinelle volavano basse sabato, al pari dei canarini modenesi; probabilmente volevano annunciare che sarebbe stato un lunedì "novembrino" di umidità, nebbiolina e soprattutto pioggia.
Zero a zero del Brescia, secondo consecutivo in casa dopo quello con la Juve Stabia. Da quasi 200 minuti i biancazzurri non segnano a Mompiano, ma da oltre 700 Arcari non subisce gol. Ancora mezz’ora e batterà il record che pareva imbattibile di Peruchetti, di cui mi hanno sempre parlato come di un mito, un portiere extraterrestre.

Michele Arcari, il portierone (foto Reporter)

Michele Arcari, il portierone (foto Reporter)

Michele merita questo traguardo, per come sa interpretare il suo ruolo e per come si pone fuori dal campo. Mai una parola di troppo quando è stato in panchina, che davanti a lui ci fossero Viviano, Sereni o Leali; mai una polemica quando si è presentato da noi in sala stampa. E gli è capitato di farlo non solo ora che per lui e per il Brescia gira tutto dalla parte giusta, ma anche quando sul campo erano scoppole a destra e a sinistra.

Lo strisdione appeso fuori dalla tribuna centrale

Lo strisdione appeso fuori dalla tribuna centrale

Stadio deserto o quasi sabato, peccato. Capisco però lo striscione di protesta degli ultras (loro sì sempre presenti) fuori dalla tribuna; il Rigamonti rischia di diventare patrimonio dell’Unesco se invechcia ancora un po', ma una cosa è certa: non è più in grado di ospitare partite di calcio così com’è. Il fatto che chi dovrebbe intervenire fa finta di nulla, dà la dimensione di quanto valgano oggi lo sport in generale e il calcio in particolare per la città.

Fare da supporto a Cris nella radiocronaca casalinga è ormai un’abitudine: mi diverto molto, è un’esperienza bellissima e quindi ringrazio il mio amico e compagno di avventure, oltre che la radio, per questa opportunità. Ed è stato durante il primo tempo, tra un mezzo sbadiglio e un commento, che Erica ci ha fatto notare una cosa. “Ehi, guardate il cartellone pubblicitario sotto di noi…”. E’ quello che parla di disinfestazione, ma qualcuno (geniale a suo modo) aveva coperto la parola topi con un pezzo di cartellone. “Ma cose c’è scritto, politici?”, ho detto. Impressione confermata durante l’intervallo…
Il cartellone "modificato" sotto la tribuna centrale

Il cartellone "modificato" sotto la tribuna centrale



Domenica la serie B si ferma per un turno di riposo, ma in molti saranno comunque in campo per i recuperi di gare rimandate per il maltempo; tra questi il Brescia che al simpatico orario delle 12.30 attende il Torino a Mompiano. Sfida di cartello (non quello di cartone...), che rimanda ai play off vinti. Non ci sarà odore di serie A, presumibilmente quello di salamina sì, vista l’ora del calcio d’inizio. A proposito, se transitate dalla tribuna centrale e volete portarci qualcosa da mettere sotto i denti, io e Cris ve ne saremo grati. Ovvia poi la citazione nel blog e in radiocronaca!!
So che Cris direbbe che preferisce il dolce, ma essendo le 12.30 andrebbe benissimo anche il salato. Lo so, sa di appello disperato come l’amore di Nada, ma in fondo anche questo vuol dire instaurare un rapporto tra chi scrive e chi ci legge… No????
Ci vediamo domenica, se vi va.
In alto i cuori
Gianluca Magro
g.magro@giornaledibrescia.it

Pubblicato: 20 febbraio 2012

Trasferta a Cittadella: Popopopopolarettiiii!!!

Il riscaldamento dei giocatori del Brescia

Il riscaldamento dei giocatori del Brescia

Freddo. Ma freddo freddo freddo! Quello che entra nelle ossa, che ti alzi la domenica dopo una notte sotto (ma sotto sotto) il piumone ed è ancora lì, che gira tra la schiena e i piedi. Questo ci rimarrà (sì, parlo anche per Cris, ma so di avere l'autorizzazione) della trasferta a Cittadella: non i tre punti, non il pranzo comunque ottimo, non i "simpatici" anziani che ricordano quelli del Muppet Show, pronti a urlare sotto le nostre postazioni allo stadio. Nulla di tutto questo, resterà il freddo.

L'appuntamento è alle 10 al giornale per partire alla volta di Cittadella: eccoci io e Cris, modello Fantozzi e Filini prima della partita a tennis giocata all'alba. Abbigliamento di Cris: jeans, doppie calze, due maglie (o forse tre), maglione, piumino, sciarpa, guanti, doppia cuffia. Abbigliamento del sottoscritto: jeans nero pesantino, calza da montagna, maglia della salute, maglia che solitamente si usa per andare a correre in condizioni di meteo disperate, dolcevita proteggi gola, piumino, guanti e cuffia. Manca Armaduk, poi saremmo pronti per la spedizione al Polo. Invece saliamo in macchina, direzione Veneto.
La neve a Verona fotografata dalla macchina

La neve a Verona fotografata dalla macchina



Cris si mette alla guida ma soprattutto mi mette alla prova: c'è un cd di rock pronto, venti canzoni con minutaggio al chilometro per il tragitto Brescia-Cittadella. C'è un punteggio: mezzo punto se indovino chi canta, uno se so il titolo della canzone, uno e mezzo se li becco entrambi. Se totalizzo almeno 14 il cd è mio. Risultato: arrivo a 18 e conquisto il cd con due canzoni d'anticipo. Per un istante mi sento "l'Uomo Gatto"...

Sole timidissimo verso Vicenza

Sole timidissimo verso Vicenza

Il viaggio è incredibile, giusto per tornare alla citazione precedente sembra di essere in un film di Fantozzi. Condizioni atmosferiche: nuvolo (Brescia), qualche fiocco di neve (Sirmione), neve (Peschiera), bufera di neve (Sommacampagna e Verona), nuvolo (Soave), sole timido (Montecchio e Vicenza). E a Cittadella? Niente neve, ma il Blizzard, il vento gelido al quale è impossibile opporsi. Morale? Volata all'interno del ristorante con il passo di Bolt.

L'antipasto di Cris alla Taverna degli Artisti

L'antipasto di Cris alla Taverna degli Artisti

Eccoci quindi alla Taverna degli Artisti, il "nostro" posto per la trasferta a Cittadella: polenta con salsiccia e carciofi di antipasto (Cris mangia un'altra cosa, non mi ricordo qual è, ma c'è la foto a mostrarvela), pollo con radicchio sulla piastra, polentina e funghi di secondo. Non male, anzi. E bicchiere di vino rosso a tredici gradi e mezzo. Finito? No, manca il dolce!! E qui Cris sale in cattedra, perché ne fa arrivare addirittura due! Prima il semifreddo (col gelo che c'è non so dove trovi il coraggio...numero uno come sempre...), poi biscotti fatti in casa. Trionfo!
Il semifreddo ordinato da Cris

Il semifreddo ordinato da Cris



Peccato che fuori ci aspetti il Circolo Polare Cittadella, la postazione allo stadio all'aperto, un personaggio con cuffia e sciarpa della squadra di casa sul quale evito di soffermarmi. Caldirola e Martinez giocano con le maniche corte: mi chiedo come facciano, ma li ammiro parecchio. Jonathas non sembra nemmeno brasiliano, visto come si muove sul campo ghiacciato potrebbe essere Dalin, lo svedese che di svedese non aveva nulla.
La Taverna degli Artisti di Cittadella

La Taverna degli Artisti di Cittadella



Apre e chiude il match, sesta vittoria su sette gare dell'era Calori, quarta consecutiva in trasferta. Così è tutto più facile, anche per noi, che ripartiamo con il riscaldamento "a palla" per cercare di scongelarci. Tocca a me guidare, lo faccio volentieri. In redazione scrivo e tengo monitorato Twitter, la mia nuova passione. Ci sono arrivato anni luce più tardi rispetto ad altri, lo ammetto, ma ora mi diverte tantissimo. E non solo.

Il calore dei caloriferi di casa vale quanto la doppietta di Jonathas, si pensa già al Modena che arriva al Rigamonti domenica prossima. E per la tarsferta a Gubbio, che si prepari un altro cd!!!

In alto i cuori,
Gianluca Magro
g.magro@giornaledibrescia.it

Pubblicato: 13 febbraio 2012

La neve non è Ghiotta. Storia di quattro punti in tre giorni

Sì, viaggiare. Con un amico come Gianlu, con una squadra per amica. Alè, espugnata anche Empoli. Ed espugnata anche “La ghiotta”, una trattoria nel centro della cittadina toscana che sa il fatto suo.

Trasferta lunghettina, ma quando la compagnia è giusta tutto scivola via al meglio e lo rifaresti già il giorno dopo. Al timone ci va il buon Gianlucone. Stavolta Tognoli fa lo Schettino. La cena del giorno prima, coincisa con il mio compleanno, m’ha riempito pancia ed occhi. Ma tra un’occhiata ai giornali, la scelta tra la Cisa e Bologna (buona la seconda), discorsi di vita quotidiana e considerazioni sul difficile match che c’aspetta, il tempo scivola via che è un piacere. Sono convinto che tra venti-trent’anni rimpiangeremo queste giornate nelle quali rubiamo tempo ai nostri affetti, ma che ti rimangono dentro.

Ad Empoli è già tempo di Carnevale. Non siamo a Viareggio, ma scovo un negozietto con maschere e scherzi pronti per l’uso. Basta che non ce lo facciano al Castellani. Stadio del quale conservo un ricordo, più di altri. La semifinale play off? No, cari. Prima viene la stagione ’88-89, quella dell’epica salvezza allo spareggio di Cesena. Proprio contro l’Empoli. Proprio grazie a una vittoria ad Empoli a poche giornate dalla fine. Bonometti e Savino, due faticatori che s’inventarono Re. Soprattutto il buon Lele, salvatore della Patria con una dozzina di reti.

La Ghiotta, un nome un perché, non aspetta che noi. Ormai ci siamo fatti conoscere in giro per l’Italia e riusciamo a farci servire da mangiare già a mezzogiorno. Il lavoro chiama.

Antipasti toscani: crostini con patè di carne, affettati, formaggi pasta dura. Promossi. La carne invece non mi esalta. Non è una Fiorentina Doc, è anche un po’ bruciacchiata, ma forse sono io oggi quello sbagliato. Gli altri apprezzano, il mio palato è ancora sintonizzato sulla sontuosa cena del giorno prima. Fermate le rotative: per una volta rinuncio al dolce. Tu quoque, Cris… Seguono sfottò dei colleghi fino all’arrivo al Castellani…

Eccoci allo stadio. Cattedrale nel deserto. “Ormai un ci viene più nessuno…”. Ogni volta che ci vengo mi sorprende il fiume, che poi altro non è che l’Arno, che lo costeggia. Stradine isolate per arrivarci. Ripenso ai racconti degli scontri anni ’80-90: non dev’essere stato tanto piacevole trovarsi lì in mezzo, senza vie di fuga. Il Brescia controlla il gioco nel primo tempo, dilaga nella ripresa. Che squadra, ragazzi. Clicca qui per vedere il pre-partita. Il dopo gara è la solita jungla tra interviste da raccogliere, pezzi da scrivere prima che ti caccino e una piccola soddisfazione: la porta che conduce al campo è aperta. Entro, calpesto, fingo un gol. Sempre bello, anche se nella penombra. Il viaggio di ritorno si nutre della… vocina captata in sala stampa (mitico Leo…nuco) e di una mitica sfida a Sarabanda. Playlist anni ’80: da “Storie di tutti i giorni” a “Il mare d’inverno” fino a “Tanz Bambolina”. Gianluca è imbattibile. Le sa tutte.

Da sabato a martedì il salto è tale che nemmeno te ne accorgi. Se non fosse che di mezzo c’è… una fitta nevicata. Che condiziona, di più rovina la gara con la Juve Stabia. Zero a zero com’era nel destino. In bianco si comincia, in bianco si finisce. Se ci penso ho ancora freddo. Nonostante doppio paio di calze, calzamaglia, maglioncione, due berrette, piumone col pelo e guanti. Perché in Italia ci si faccia tanto male a rovinare uno spettacolo come il calcio per me resta un mistero. Bisognerebbe sondare nel mondo del masochismo. E non mi va. Ma mi restano negli occhi i movimenti di gente che saltella sul proprio posto, anche se coperto e numerato. Piccoli grandi eroi. Ai quali si poteva però risparmiare quella punizione…

Cristiano Tognoli
 

Pubblicato: 1 febbraio 2012

23/01/2002-23/01/2012: nel segno dello Sceriffo

Così la Curva Nord ha ricordato domenica Mero- Foto Reporter Davide Elias

Così la Curva Nord ha ricordato domenica Mero- Foto Reporter Davide Elias

Dieci anni fa moriva Vittorio Mero. Un tragico incidente in A4 ha portato via un idolo ai tifosi del Brescia, che lo amavano perché non mollava mai, ma soprattutto un marito a Monica e un papà ad Alessandro, che allora aveva solo due anni.

Il Giornale di Brescia lo ricorda oggi con due pagine: io, Cris ed Erica abbiamo espressamente chiesto di scrivere i pezzi, perché quei giorni ce li ricordiamo non bene, benissimo. Teletutto lo ricorda con questa clip che mi piace pubblicare e che trovate anche nelle news sportive del sito.

Dieci anni fa, più o meno a quest'ora (sono le 11 mentre sto scrivendo), mi preparavo alla trasferta di Parma. Semifinale di Coppa Italia, primo round per conquistare un traguardo che sarebbe stato storico per le rondinelle: la finale di una competizione internazionale. Da due anni seguivo il Brescia, dopo aver visto centinaia di partite dalla Curva Nord e già facevo i miei calcoli: se Baggio e compagni limitano i danni al Tardini, poi al ritorno al Rigamonti si può fare il colpaccio. D'altronde le rondinelle avevano appena elimintato la Roma campione d'Italia, perché non sognare?

Sono passati dieci anni, mi sembra oggi. Primo pomeriggio: io, Franco Bassini, Giuseppe Antonioli e Gianni Gianluppi ci mettiamo in macchina direzione Parma: una trasferta che mi è sempre stata a cuore, lì ho studiato all'università, mi piace quella città forse un po' snob, ma anche affascinante. In auto si scherza, c'è musica, clima allegro visto che veniamo da un pranzo delizioso. Parcheggiamo nei pressi dello stadio, è presto ma va bene lo stesso. Squilla il telefono di Gep (Antonioli), lo chiama Giovanni Spinoni dalla redazione. "Come? No, non c'è un giocatore del Brescia che si chiama Nero... Mero? Sì, Mero sì, perchè?".

La telefonata s'interrompe qualche secondo dopo, la frase di Gep mi rimarrà per sempre stampata nella mente: "Ragazzi, è morto Vittorio Mero". Guarda me quando la pronuncia, sa che io e Vittorio ci conosciamo. Qualcosa in più del classico rapporto giocatore-giornalista, qualche volta accade: gli auguri con un sms a Natale e Pasqua, quando è possibile un aperitivo in via del Mille. Senza parlare di calcio, solo per il piacere di fare quattro chiacchiere.

Vittorio Mero bacia la fede dopo un gol alla Reggina

Vittorio Mero bacia la fede dopo un gol alla Reggina

Ho gli occhi lucidi quando entriamo al Tardini, al telefono ho già sentito sia Erica sia Cristiano. Mi stupisco quando vedo i gioacatori del Brescia scendere in campo per il riscaldamento. "Ma come? Giocano?" chiedo ingenuo. I tifosi del Brescia fanno il resto, chiamano Bonera e gli altri, raccontano quanto è successo in autostrada allo Sceriffo. E quel gesto di Roberto Baggio, che lancia i guanti per terra e si nasconde la faccia nella maglietta, è il simbolo di quella giornata assurda.

Nei giorni successivi tocca ad Erica andare alla camera ardente al San Filippo: io sono in redazione, alle prese con la vicenda Guardiola-doping (presunto) e l'attesa di una sentenza sportiva che deve arrivare da Roma. Ci vediamo la sera, io ed Erica, a mangiare una pizza con un collega di Repubblica che stimo tantissimo, Emilio Marrese. E gli occhi sono lucidi, pesanti, tristi, come il giorno del funerale. Me ne sto per conto mio quella mattina, in un angolo di piazza Duomo. E come tanti, tantissimi tifosi del Brescia saluto per l'ultima volta Vittorio quando la bara esce dalla cattedrale.

Abbiamo sempre ricordato lo Sceriffo nell'anniversario della sua morte, nel marzo scorso sono andato a Ravenna per intervistare Monica. Mi sembrava giusto parlare di Mero nelle pagine del Centenario del Brescia, mi è sembrato bello far uscire l'intervista alla moglie l'8 marzo. Lei ed Alessandro mi hanno accolto nella loro casa con cortesia, aprendo l'album dei ricordi con quella delicatezza che solo una moglie e un figlio possono fare. E poi il pranzo insieme, la vita di ieri che si intreccia con quella di oggi e domani, Alessandro che mi mostra l'album delle figurine e mi dice che Messi è il suo giocatore preferito.

Il sorriso di El Kaddouri dopo la rete alla Nocerina-Foto Reporter Davide Elias

Il sorriso di El Kaddouri dopo la rete alla Nocerina-Foto Reporter Davide Elias

Stasera li rivedrò alla Messa al Paolo VI e ho voglia di salutare entrambi. Ci saranno i giocatori del Brescia, molti di loro forse fino a qualche giorno fa non sapevano chi fosse Vittorio Mero. Magari inconsapevolmente, gli hanno fatto un bel regalo domenica sera battendo la Nocerina. Ecco, allora chiudo con una foto bella di Davide Elias, il sorriso di El Kaddouri dopo l'1-0. Sabato si va a Empoli e torneremo a parlare di calcio: oggi no, oggi volevo viaggiare con la mente nei miei ricordi.
In alto i cuori,
Gianluca Magro
g.magro@giornaledibrescia.it

 Sintesi: Brescia - Nocerina

 

Pubblicato: 23 gennaio 2012

Dada dà la carica, Remo e il Brescia fanno il resto

Dada Merighetti felice dopo la vittoria a Cortina-Foto AP

Dada Merighetti felice dopo la vittoria a Cortina-Foto AP

Trasfertona, quella di Vicenza. Mini carovana d’auto per raggiungere la città berica. A me e Gianluca si uniscono anche colleghi, parenti e amici. E’ una piccola invasione quella che facciamo nella città del Palladio. Alle 10.45 l’ Opel Astra del Giornale è già in movimento. Ho fatto da apripista in settimana, quando sono andato a trovare il buon Gigi Cagni che oltre a parlarmi di come ha rivitalizzato il Vicenza m’ha mostrato anche la bellezza del centro sportivo in cui si allenano ogni giorno i nipotini della gloriosa Lanerossi.

Dopo aver fatto la conta al casello autostradale, si parte. Prima tappa, da Remo. Ristorante classico quando si va a Vicenza, ma un giorno lo tenemmo anche come punto d’appoggio prima di andare a Cittadella. Siamo di casa. Nel viaggio il cellu di Gianlu (parlo come  un teen ager, year!) trilla che è un piacere.
La Ila (avanti…) gli dice che Daniela Merighetti è in testa nella libera di Cortina. Lui, che è amico vero di Dada, non sta più nella pelle. Anch’io sono contento. Qualche giorno prima della gara era passata dalla redazione del nostro giornale. E ho potuto capire una volta di più le qualità di questa ragazza: sempre sorridente, sempre disponibile, sempre umile. Lezione che andrebbe mostrata a qualche giocatore o magari anche a qualche direttore sportivo (preparatevi perché tra qualche riga troverete il vincitore del premio simpatia d’inizio 2012...). Arriva la notizia: Dada ha vinto ! Il brindisi è per lei.

Il favoloso baccalà alla vicentina

Il favoloso baccalà alla vicentina

Lo sbarco da Remo (un chilometro dopo l’uscita al casello di Vicenza est) è trionfale. Per l’antipasto è un plebiscito: tortino di radicchio, funghi e crema di formaggi. Sul secondo piatto ci si divide: chi il baccalà alla vicentina con polenta abbrustolita, chi lo strepitoso carrello dei bolliti.
L'altrettanto splendido bollito con salse

L'altrettanto splendido bollito con salse


Ormai tutti sanno del mio bisogno di dolci, quindi come evitare un tiramisù con zabaione? Via, si parte. Lo stadio dista circa un quarto d’ora. Mi tornano in mente i racconti dei miei amici più grandi quando negli anni ’80 mi svelavano aneddoti sulle mitiche trasferte a Vicenza. Io, ancora piccolino e costretto al coprifuoco da genitori comprensibilmente apprensivi, restavo a casa e aspettavo il giorno dopo per sapere com’era andata.
I tifosi del Brescia a Vicenza

I tifosi del Brescia a Vicenza


Storie di striscioni rubati, purtroppo anche di auto distrutte e d’ordinaria violenza. Storie di un derby, sentito all’epoca più di quello con l’Atalanta.

Il Menti visto dall'esterno

Il Menti visto dall'esterno

Al Menti oggi non succede più nulla. Per fortuna. Arriviamo sereni, parcheggiamo scialli (olè, come sono gggiovane anche se tra undici giorni compirò 39 berrette…) ed entriamo in uno stadio che ha un tribuna stampa con banchetti dove Giuliano Ferrara non riuscirebbe a stare. Però si vede meravigliosamente. Sembra di essere in campo. Che spettacolo. Nell’intervallo provo ad intervistare il diesse del Napoli, Riccardo Bigon venuto apposta per osservare El Kaddouri. “Non sono qui per rilasciare interviste”
Il diesse del Napoli Bigon allo stadio Menti

Il diesse del Napoli Bigon allo stadio Menti

m’incenerisce subito. Gli chiede un commento veloce sul primo tempo, si sarà pur fatto un’opinione… Niente. Va bene, arrivederci e quando ha tempo si ricordi che c’è un premio che l’aspetta...
Il Menti visto dall'interno

Il Menti visto dall'interno



Il Brescia vince ancora. Decide EK. Palla rubata a Martinelli e via andare. Non un gran calcio quello che giochiamo, ma molto redditizio. A deliziare il palato d’altra parte ci avevano già pensato Dada e Remo.
Cristiano Tognoli

Sintesi Vicenza - Brescia:

Pubblicato: 16 gennaio 2012

"Dove eravamo rimasti?" La differenza la fanno gli ultrà

Uno dei tanti striscioni appesi in piazza

Uno dei tanti striscioni appesi in piazza

"Dove eravamo rimasti?". La mia generazione, quella prima ancora, ricorderà bene chi pronunciava questa frase, diventata poi il suo marchio di fabbrica. Un po' come "allegria" per Mike Bongiorno. "Dove eravamo rimasti?" chiedeva Enzo Tortora all'inizio della puntata di "Portobello", che trovavo insopportabile da piccolo e che, ovviamente, ho rivalutato in seguito anche grazie ai reality e non solo.

Dunque, dove eravamo rimasti? Al Libeccio di Livorno, alla prima di Calori sulla panchina del Brescia, ai gol di Zambelli e Antonio per la seconda vittoria in trasferta nell'anno solare 2011. Che poi è rimasta anche l'ultima, visto che il rompete le righe ha sancito le pausa natalizia. La quale ha tolto al Brescia (almeno per ora, ma è ancora moooolto lunga) Berardi, Antonio e Magli, portando in biancoblù Caldirola e Foti. Bene per Calori, per la classifica, per i tifosi, che il Brescia abbia ripreso alla Befana la strada che aveva imboccato in Toscana: tre gol al Crotone, zero subiti, altri tre punti che fanno fieno prezioso in cascina.

La prima impressione è che Alessando Calori sia bravo e fortunato, due qualità che se vuoi fare l'allenatore devono andare a braccetto. Una cosa è certa: l'ex centrale delle rondinelle ha riportato ogni giocatore nel suo ruolo. Vass non fa il trequartista, Mandorlini non fa l'esterno di sinistra e via così. Sembra banale, è fondamentale. Con una postilla: Scienza ci ha messo qualcosa di suo nel fare esperimenti, ma spesso è stato costretto a farli per cause di forza maggiore, vedi rosa con pochi petali.

Calori come Mazzone: Alessandro (è il primo allenatore a cui do del tu in intervista, cosa che non mi piace per il rispetto delle persone e dei ruoli, ma lo conosco da anni e farei davvero fatica a dargli del lei) sorride quando gli si fa questo paragone, dice di non potersi avvicinare al "maestro", eppure in certi atteggiamenti, in certe scelte, me lo ricorda parecchio. Al di là del modulo, quel 3-5-2 che comunque resta per noi bresciani tremendamente Mazzoniano.

Piazza Loggia e gli ultras biancazzurri

Piazza Loggia e gli ultras biancazzurri

Dove eravamo rimasti, per quanto riguarda la società? A un Gino Corioni che ha dato mandato a vendere a Ugo Calzoni, a cordate più o meno fasulle che si dicono interessate, a smentite accompagnate da presenze allo stadio. L'impressione per quanto riguarda il passaggio delle quote societarie è che ci sia tanto fumo, ma che dentro il forno l'arrosto manchi. Pronto a essere smentito, ma credo che se ci sedessimo ora al tavolo dovremmo simulare il pranzo per via di piatti vuoti.

E così la novità vera, se non altro quella più rumorosa, l'hanno portata gli ultras del Brescia, che per la prima volta nella storia centenaria della società hanno chiesto e ottenuto una piazza, piazza Loggia, per manifestare la loro voglia di un cambio ai vertici societari (guarda il servizio di Teletutto). Erano cinque-seicento a manifestare domenica pomeriggio, non pochi per essere domenica di saldi, ma me ne aspettavo di più. Perché il "mal di pancia" rispetto alla famiglia Corioni è molto più percepito in città. Si vede che molti lo simulano, oppure hanno più a cuore le sorti di Milan, Inter e Juventus. Peccato.
Piazza Loggia e gli ultras del Brescia

Piazza Loggia e gli ultras del Brescia



Sabato alle 15 si va a Vicenza: prima ci aspetta Remo, che fa del carrello dei bolliti uno dei suoi piatti forti. Il periodo quindi è perfetto per la trasferta!

In alto i cuori gente, buon 2012
Gianluca Magro

Sintesi Brescia - Crotone:

Pubblicato: 9 gennaio 2012

I gemelli, tre punti, Sanremo e il caciucchino

Fine gara, i giocatori del Brescia festeggiano

Fine gara, i giocatori del Brescia festeggiano

Tre punti, vittoria. Quasi non mi ricordo più come si scrivono queste parole. Da 82 giorni il Brescia non alzava le braccia al triplice fischio dell'arbitro (venerdì era Tozzi, poi parlerò di lui..), da 83 anni non vinceva a Livorno. Un'eternità. La prima di Alessandro Calori non poteva andare meglio: cosa può chiedere di più un allenatore che dopo due giorni di allenamento vede la sua nuova squadra vincere? Quella squadra che da 13 partite o le buscava - anche sonoramente - o al massimo pareggiava?
Un applauso quindi a Calori, che speriamo sia il primo di una lunga serie: un applauso anche a Scienza, l'ultimo: la vittoria del Picchi è anche sua, almeno un pezzettino.

Si gioca di venerdì, ore 20.45, ma la partenza è fissata di buon mattino per me e per Cris: ora 9 nel parcheggio del giornale, il mio fido compagno ed amico si mette alla guida e sul navigatore imposta Collecchio. Si va alla presentazione della nuova sede del Parma. L'invito arriva direttamente da Tommaso Ghirardi, brescianissimo presidente dei crociati, che tra l'altro ha fatto progettare la sede a una società di Carpenedolo. E sempre un'azienda bresciana, di Carpenedolo pure quella, metterà mattone su mattone per rendere i disegni qualcosa di solido entro l'estate 2012. Tanta Brescia quindi e ciò basta per sentire montare dentro quella sana invidia che nasce al i bambini quando un loro amichetto ha il giocattolo più bello.
L'inaugurazione della nuova sede del Parma

L'inaugurazione della nuova sede del Parma



Ghirardi ci accoglie con il sorriso, quasi si sente a casa accogliendoci nella "sua" casa: parla del Brescia, del suo braccio destro Penocchio che magari...un giorno...chissà... Volete sapere la mia sensazione? Prima o poi Ghirardi arriverà da noi, non so come e non so quando, ma ci arriverà. Perché la sua brescianità esce, eccome se esce, quando parla delle rondinelle...
Longhi, Prandelli e Ghirardi alla presentazione della sede del Parma

Longhi, Prandelli e Ghirardi alla presentazione della sede del Parma



Il pranzo è notevole, pollice alto soprattutto per risottino e lambrusco: ai tavoli (non al nostro) c'è pure Cesare Prandelli, tecnico della Nazionale, altro bresciano legato a Parma dal suo passato e dal presente del figlio. Poco distanti l'uno dall'altro ci sono due signori, non più giovanissimi, che si somigliano paurosamente. Classico esempio di gemelli separati alla nascita. Vorrei metterli uno di fronte all'altro "per vedere di nascosto l'effetto che fa" (e vista la citazione di Jannacci, vi piazzo pure il suo capolavoro), ma mi fermo a commentare coi colleghi la pazzesca somiglianza.

Il maltempo sulla Cisa andando verso Livorno

Il maltempo sulla Cisa andando verso Livorno

Primo pomeriggio, si parte per Livorno: Cris almeno per l'andata è l'autista ufficiale, tocca a lui immolarsi sulla Cisa spazzata da raffiche di vento e pioggia. Sono le 15, sembra notte fonda. Cerco di stare sveglio per dargli conforto, almeno a voce, ma la palpebra cala per via del pranzo. Ecco, tramite il blog chiedo scusa al mio amico e compagno di trasferte. L'hotel Gennarino è carino (l'aggettivo poteva finire solo in "ino"), ma soprattutto è vicinissimo allo stadio. Che si fa? Si esce, a piedi, per andare a fare i video pre partita da mandare a Teletutto e al sito del GdB. Due passi e veniamo travolti da pioggia e vento.
Stadio Picchi, una curiosa entrata riservata

Stadio Picchi, una curiosa entrata riservata

E così, mentre Cris mi riprende per il secondo filmato (guardate in che condizioni ero cercando nella sezione sport del sito la notizia sul possibile rinvio di Livorno-Brescia) , un dubbio sorge ad entrambi: ma siamo sicuri che si giochi?

la curva del Livorno, solitamente piena, desolatamente vuota

la curva del Livorno, solitamente piena, desolatamente vuota

Entriamo al Picchi (dall ingresso riservato ai possessori della Triglia Card... rosico per non averla!), poco dopo arriva anche Bachini, ma il quesito resta solo uno mentre il vento spazza carte,cartine e cartelloni: sta partita la iniziano? Sì, forse, no, anzi sì. Inizia il riscaldamento delle squadre, arrivano le formazioni in tribuna. L'arbitro è Tozzi (non Umberto), nel Livorno gioca Bigazzi (che non è Giancarlo). Ma l'accoppiata è fantastica. Perché Bigazzi (il Giancarlo), oltre a essere l'ex leader degli Squallor (quanto mi piacciono!!), è anche uno dei parolieri di Tozzi (l'Umberto): vedi Gloria, Ti amo, Gente di mare, solo per citarne alcune. Io che adoro la musica, mi sento a casa. Se poi c'è pure Leali (non Fausto) in panchina nel Brescia, manca giusto un Morandi qualsiasi per sentirsi a Sanremo a dicembre.

Ma c'è una partita ed è musica per le orecchie mie, di Cris (un po' meno per lui gli insulti di un curioso livornese, che tra l'altro si vanta di andare a 250 all'ora in autostrada) e dei tifosi presenti. Segna Zambelli su regalo natalizio di Bardi, segna Antonio con le scarpe di Aladino (no, di Antonio...). Uno-due in due minuti, a cavallo della mezz'ora del primo tempo: Monzon Novellino va al tappeto, noi si scrive di una vittoria dopo quasi tre mesi.

E' mezzanotte passata quando lasciamo il Picchi sempre spazzato dal vento, si va a cena coi colleghi di Corriere e Bresciaoggi. Sono questi ultimi a condurci alla Madia (non a Brione) del quartiere Ardenza. E' tardi, ma ci aspetta aperto. Antipasti di mare freddi e caldi e dopo l'una ecco arrivare il caciucchino, versione del caciucco ma senza pesci con lisca. Spettacolo puro, vi consiglio caciucchino e ristorante se passate da Livorno. Dolce, caffè e conto (onesto). Come dite? Pesantino a quell'ora della notte? Beh, vittoria e Natale si festeggiano anche così...

Ancora Cisa, ma stavolta il cielo è limpido

Ancora Cisa, ma stavolta il cielo è limpido

Il sabato mattina la strada che ci riporta a Brescia è più lieve: il cielo è sereno, il sole splende, il vento porta l'occhio fino alle montagne innevate. Due parole, un po' di radio, il cancello del giornale: la fida Astra del GdB si ferma, il campionato di B anche, io e Cris pure. L'appuntamento col blog è dopo la Befana, sperando che ci porti altri tre punti nella calza che già abbiamo lasciato a Mompiano.

Buon Natale e buon anno a tutti, che il 2012 vi porti almeno una cosa di quelle che avete nel vostro intimo (non completino)
In alto i cuori,
Gianluca Magro

Pubblicato: 18 dicembre 2011

Rondinelle allo spiedo, Scienza saluta, ora vogliamo vederne di tutti i Calori...

Partita all'ora di pranzo, si cambia allenatore. Come l'anno scorso con il Chievo, quando a fare le valigie fu Beretta, così è successo anche stavolta. Brescia-Bari 1-3. Si saluta Beppe Scienza. L'esonero è servito con l'amaro. Anche se in realtà bisogna aspettare, chissà poi perché, la colazione di lunedì mattina per ufficializzarlo.

E pensare che stavolta, io che al contrario di Gianluca allontano le sensazioni (soprattutto quelle positive) avevo preso la strada del Rigamonti convinto che stavolta sì, si sarebbe tornati a vincere.

Un giretto alla fiera del mio quartiere (Crocifissa di Rosa, ma ci tengo a specificare che lo è diventato da sposato perché rivendico la mia originalità a San Faustino), un'occhiata a bancarelle che mi riportano sempre alla canzone di Baglioni "Porta Portese", gli occhi lasciati sul banco dei dolciumi (c'erano delle paste di mandorla sensazionali) ed è già ora di andare allo stadio.

Dover andare a lavorare a quest'ora è un rischio con il mangiare. Come rimanere su un taglia fuori a basket. Che fare? Colazione tardi, con il rischio di avere una crisi di fame a partita ancora in corso? Pranzo anticipato, con il rischio che lo stomaco ti dica "di qua, essendo le 11, pasta e carne non passano caro mio"? Ho scartato la prima ipotesi, ho provato la seconda e mi sono tenuto un bruciore tra esofago e trachea che te lo raccomando… Un paio di brioches salate e poi mi sono abbuffato di dolci. Tanto valeva farlo a colazione…

Mi butta lì un collega di un'emittente nazionale: "Addolciamoci il palato che con quello che ci aspetta...". Tiè. Menagramo d'un menagramo. E infatti…

In tribuna stampa Gianluca è già piazzato. ‘Namo a vedè che vogliono sti scienziati del Bari, avremmo detto Carlo Mazzone. E gli scienziati senza inventarsi nulla fanno polpette di quel che resta del Brescia. Sì, quel che resta di una squadra che non esiste più.
Che Scienza venga esonerato lo capiamo già a metà ripresa. Non un gran scelta farlo uscire di nascosto dallo stadio senza fargli aprire bocca, umiliante e inaccettabile obbligarlo a svolgere l'allenamento del lunedì. Di scarico.

La curiosità di conoscere Calori come allenatore è tanta. Lo ricordo da giocatore. Serietà e professionalità sono state le sue linee guida. Come dimenticare quel gol in Perugia-Juventus? Rimarrà per sempre nel cuore di tutti gli antijuventini. Lo scruto durante la presentazione, voglio credere (attenzione: non illudermi) che sia l'uomo giusto. Di certo è l'ultima speranza.

Fra tre giorni si torna già in campo. A Livorno. Caro Gianlu, anche il mare d'inverno ha il suo fascino. Vedrai.

Cristiano Tognoli

Ascolta la sintesi:
Pubblicato: 13 dicembre 2011

Ossola, Rigamonti, i Led Zeppelin e l'occhio lucido

L'ingresso dello stadio Ossola

L'ingresso dello stadio Ossola

"A Starway to Heaven". Lunedì di cielo grigio, ci sono i Led Zeppelin in sottofondo ad accompagnare i pensieri che diventano parole per il blog per raccontare la trasferta a Varese, in generale il fine settimana.

Week end lungo soprattutto per Cris: sabato a Varese, domenica a Brindisi per il basket, che se non altro lo fa sorridere più delle rondinelle. Centrale prima in classifica, complimenti a Dell'Agnello e ai suoi, che ora meritano un San Filippo pieno pieno pieno.

Il sabato inizia presto, appuntamento alle 10 al GdB: non so, forse Cris si accorge che ho un occhio aperto e uno chiuso, sta di fatto che vengo sostituito al volante e faccio da navigatore. Ecco, in realtà il navigatore c'è, diciamo che io leggo ad alta voce i giornali per rendere partecipe anche Cris dei vari argomenti. Varese ci accoglie intorno alle 12, il parcheggio è vicino ai "Giardini Estensi e Parco Mirabello".
I giardini Estensi e Parco Mirabello di Varese

I giardini Estensi e Parco Mirabello di Varese

Qui esce tutta la mia "stupidera", passatemi il termine, visto che ho sempre collegato gli Estensi agli abitanti di Ferrara e il Mirabello al vecchio stadio di Reggio Emilia. Due associazioni di idee che scatenano battute, fermate per la fortuna di Cris dall'arrivo al Mattarello, ristorante che come chiesto la scorsa settimana il mio compagno di trasferta ha prenotato.

La trippa del ristorante il Mattarello

La trippa del ristorante il Mattarello

Si parte con l'antipasto, ma la frequenza con la quale arrivano piatti di ogni tipo fa cambiare in corsa l'ordinazione. Cris viene dalla mia parte, abbandona l'idea del bollito e mi fa compagnia con la trippa. Si lo so cosa state pensando: certo certo, potremmo stare più leggeri, ma volete mettere come scalda prima di andare allo stadio?

Comunque sia il Mattarello ha il pollice alto nella nostra personalissima guida gastronomica, soprattutto per il rapporto qualità prezzo. Che sia un posto particolare lo testimonia anche il fatto che a metà del nostro pranzo arriva Ornella Vanoni. Si siede in una saletta diversa dalla nostra, che invece mangiamo gomito a gomito con il capo degli osservatori del Villarreal, arrivato in Italia per alcuni baldi giovani in biancazzurro.
Ornella Vanoni al "Mattarello" di Varese

Ornella Vanoni al "Mattarello" di Varese



Noto che Cris traffica con l'iPhone, poi scopro il perché: va dalla Vanoni, la saluta, le fa una fotografia, le chiede di girare un mini video per salutare Arianna, la splendida bimba di Cristiano. Lei si presta, disponibilissima, io penso che a volte vorrei avere la stessa "faccia tosta" del mio amico e collega. Gli invidio molto questa sua naturalezza nel rapportarsi con gli altri. (guarda il video: Cris reporter sulle tracce di Ornella Vanoni)

L'interno dello stadio Ossola

L'interno dello stadio Ossola

Lo stadio Ossola, compagno del "nostro" Rigamonti nel Grande Torino, ci accoglie con la sua pista per ciclisti ancora integra e funzionante. Il classico esempio di stadio-velodromo, come una volta era il Martelli di Mantova. Mi raccontano che prima delle Olimpiadi in Cina, la nazionale australiana si è allenata proprio su quella superficie, tosta e ideale per le gambe. Ammetto, ne resto affascinato, ma tutto scompare quando vedo che in tribuna centrale c'è un posto riservato a Lupo Alberto. Ne cerco altri, "chissà - mi dico - magari vengono anche Topolino e Paperino". Niente da fare.
Il posto riservato a Lupo Alberto allo stadio Ossola

Il posto riservato a Lupo Alberto allo stadio Ossola



Nell'intervallo penso al blog, al fatto che stavolta potremmo scrivere di una vittoria, quasi non mi ricordo più come si fa; nulla, Maran ci fa lo scherzetto, diventa un "brodino d'Ossola", come titola il mio giornale. C'è freddo e non umido quando riprendiamo la strada verso Brescia, negli occhi oltre all'autostrada mi resta lo sguardo di Scienza, mentre esce dalla sala stampa, la pacca che mi dà sulla spalla come a dire "vedrai, vedrai che ce la facciamo".

Sono lungo, lunghissimo sto giro, chiedo venia, tra le mie qualità non c'è la sintesi, purtroppo. L'ultima foto che pubblico, mentre per la terza volta i Led Zeppelin schitarrano nelle mie orecchie, è dal campo, dall'Ossola di Varese. Un omaggio a Beppe Zanardelli, un amico prima che un collega, il quale sta vivendo uno di quei momenti che vorresti evitare nella vita. Ripenso alla pacca sulla spalla di Scienza, al significato che le ho dato. Faccio lo stesso con te, Beppe.
Un omaggio a Beppe Zanardelli dell'Agenzia Reporter

Un omaggio a Beppe Zanardelli dell'Agenzia Reporter



In alto i cuori, domenica si pranza a Mompiano.
Gianluca Magro

Ascolta la sintesi:

Pubblicato: 5 dicembre 2011

Provare a ripartire, ma senza sbagliare marcia

Arriviamo un giorno in ritardo. Eh sì, l'appuntamento mio e di Cris con il blog è tassativamente fissato per il lunedì; a volte però ci sono dei contrattempi, il lavoro che pressa, tutto quanto va a "minare" la mente per non lasciare la libertà necessaria per scrivere le "nostre cose". Ecco il perché dello slittamento di 24 ore.

In realtà il pezzo lo avevo iniziato ieri pomeriggio, dimenticandomi che toccava a me arrivare al San Filippo per la conferenza stampa di Maifredi. Tutto cancellato e tutto rimandato. Però mi ricordo come avevo iniziato: ovvero dicendo che resto un inguaribile romantico... del pallone, ovvero ciò che non riesco ad essere nelle altre vicende della mia vita. Sì inguaribile romantico, perché arrivando sabato allo stadio ero pronto a scommettere sulla vitoria del Brescia. E più mi avvicinavo al cancello 43 del Rigamonti, più se avessi incontrato qualcuno ero talmente sicuro dei tre punti che avrei rilanciato giocandomi anche il pranzo della domenica.

La mia fortuna è quella di arrivare allo stadio prestissimo, quando a Mompiano fai fatica a incrociare qualcuno fuori, figuriamoci dentro, a parte gli steward sempre presenti e che ringrazio per la celerità con cui mi recapitano il foglio con le formazioni ufficiali, strumento indispensabile per aggiornare il sito del GdB. In realtà in tribuna c'era l'amico Matteo, che bresciano non è ma tifoso del Brescia sì, più di tanti che abitano qui, il quale evidentemente ha avuto buon cuore a non "scroccarmi" due pasti scommettendo con me.

Inguaribile romantico... perché poco dopo le 14 è arrivato in tribuna un papà che teneva per mano un bimbo. Non avrà avuto più di 4 anni, a fatica saliva i gradoni per arrivare al suo posto, ma la scena mi ha scaldato il cuore più del the bollente che bevo prima di arrivare in tribuna stampa, posto numero 10 (in questo sta un poco della mia "cresta alta" :-). Bello, bellissimo, portare allo stadio il proprio figlio piccolo, avvicinarlo al calcio non dalla televisione, ma dalla tribuna, per quanto sia inospitale e lontana dal campo quella del Rigamonti. Avrei voluto andare da quel papà e dirgli grazie, poi era talmente bella l'immagine che me la sono "goduta" dalla mia postazione.

E' stato un fine settimana lungo, intenso, devo dire più per Cris che per me. Il quale ha finito di lavorare sabato in tarda serata, per poi farsi trovare pronto domenica mattina di buon'ora fuori da Villa Corioni. In attesa di un esonero, perché questo era stato il copione fino a due giorni fa, che invece non è arrivato. Scienza c'era, c'è e ci sarà. Si riparte con lui, con l'uomo di Domodossola che adesso non può sbagliare marcia, inserire la retro. L'ho scritto lunedì che il suo compito non è facile, perché tra le altre cose deve riconquistare una piazza che ha sedotto e che ora si sente abbandonata. Dai risultati, dal bel gioco, da quella cattiveria che i ragazzi hanno mostrato e ora paiono aver smarrito.

Sabato siamo a Varese, prima volta per me all'Ossola: so che Cris leggerà come altri (e siete davvero tanti, grazie!) il blog, quindi gli mando un messaggio da qui: ricordati di trovare il ristorante, sto giro tocca a te! E poi vi racconteremo....

In alto i cuori,


  

Gianluca Magro

Pubblicato: 29 novembre 2011