giovedì 17 maggio 2012
 
Tucidide
di Carlo Muzzi

Tra Entropia e Neo medievalismo

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"It is better to recognise that we are in darkness than to pretend that we can see the light"

Iniziamo dalla fine. Questa è la frase con cui Hedley Bull chiude il suo lavoro più importante, The anarchical society (La società anarchica).
Il politologo australiano, allievo di Martin Wight, si interroga di fatto sul rapporto tra ordine e disordine all'interno delle relazioni internazionali e di come il sistema degli Stati è riuscito a "tenere" nel corso dei secoli.
Ma nel momento in cui, nelle conclusioni, si chiede che direzione prenderà proprio il sistema degli Stati e come sarà possibile mantenere l'ordine (inteso come l'attuale modello di relazioni internazionali), allora alza le mani e diventa di colpo fatalista. "Meglio riconoscere che siamo al buio, piuttosto che pretendere di vedere la luce".

Effettivamente, la questione non è da poco. Non ci è dato sapere quanto reggerà l'attuale sistema degli Stati e forse nemmeno come muterà; certo esistono teorie generali che parlano di processi appunto generali che ci possono dire in linea di massima che ad un egemone ne succederà un altro e così via. Ma nessuno può dire nel momento preciso in chi glielo si chiede come andrà a finire. Se non lo fa nemmeno Hedley Bull, immaginarsi cosa possono dire altri.  Per altro Bull dopo aver lanciato l'idea del Neo medievalismo (di cui ho parlato nello post precedente), la ritratta subito sostenendo che difficilmente potrebbe essere un mutamento radicale del Sistema. O meglio ci sono molti elementi che ci potrebbero far pensare che stiamo vivendo una fase analoga al Medio Evo del Vecchio Continente, ma che gli stati prima di accettare il declino faranno di tutto per evitare che il proprio potere possa essere offuscato da multinazionali, organizzazioni internazionali o addirittura nuove entità che si sosituiscono agli Stati nell'uso della violenza andando oltre la logica dei confini nazionali.

Perché anche Hedley Bull si arrende? Nonostante abbia alla spalle una formazione che si potrebbe definire di stampo agostiniano, o addirittura un approccio agostiniano alle lettura delle relazioni internazionali.  Sant'Agostino sosteneva pax est etiam in rebus quae eam negare videntur, in sostanza che un ordine internazionale esiste anche laddove esso sembrerebbe inequivocabilmente negato. Sembra essere davvero il punto condiviso dal politologo australiano. Si prospettano tanti scenari possibili per il sistema internazionale, anche quello del neo medievalismo ma un ordine esiste comunque.

Il punto però penso che possa essere un altro. Se torniamo all'oggi, ovvero a ciò che ci scorre davanti agli occhi durante i telegiornali dei grandi network, si può affermare che stiamo vivendo una fase di entropia nelle relazioni internazionali. Una fase entropica, con una perdita di potere degli Stati nazionali. Quel potere però non si disperde, resta all'interno del sistema internazionale ma sotto altre forme. In altre epoche la guerra, più o meno diffusa, più o meno lunga in termini di tempo era la modalità con cui il sistema tornava in una fase di equilibrio. Oggi la guerre sono comunque possibili, ma più improbabili, se non altro a certe latititudini per un imbrigliamento giuridico-politico che di fatto funge da tutela molti Stati.

Entropia, quindi. A cui i governanti devono sapere rispondere sia nella prospettiva interna, sia in politica estera.

Come? Tucidide ne parlerà nel prossimo post.  

Pubblicato: 28 settembre 2011
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