(AP Photo/Pablo Martinez Monsivais, File)
Non c'è che dire. In questi giorni la politica internazionale anche in Italia tiene banco. Tra Nord Africa e soprattutto uccisione di Bin Laden, si è parlato molto delle scelte dei politici, scelte di politica interna che hanno anche un effetto sulla politica estera di uno Stato e della politica internazionale. Ma i dubbi e le perplessità di molti anche sulla morte dello sceicco del terrore, hanno sollevato dubbi e perplessità anche a me.
Etica e politica sono spesso in collisione, è inutile nasconderselo: i fini e i mezzi del potere sono spesso divergenti e non sempre una scelta politica è eticamente corretta. Ma penso che ci siano molti margini per ragionare su questo aspetto. La politica non è una cosa brutta, e l'etica l'unica cosa bella.
Prendiamo l'esempio dell'uccisione di Bin Laden (aldilà delle speculazioni di dietrologia che abbiamo visto fiorire un'ora dopo la notizia della morte): Obama cosa avrebbe dovuto fare? L'opportunità era troppo ghiotta. Dietro quell'azione vi era una spinta morale: l'interesse nazionale degli Stati Uniti. Un capo di Stato nel momento in cui fa scelte in nome dell'interesse nazionale, lo fa guidato da una spinta morale legata ai valori fondanti del proprio Paese. In qualche modo è una convergenza tra ciò che è eticamente giusto (in un senso laico ma intimamente legato alla natura stessa dello Stato che guida) e ciò che è politicamente utile. Si può poi disquisire su ciò che è l'interesse nazionale e quali sono le priorità per questa e quella nazione. Ma la spinta morale è fondamentale e ha un valore. E ce l'ha ancora di più oggi nel momento in cui, secondo molti, le liberaldemocrazie sono in crisi.
Due settimane fa sul Giornale di Brescia ho curato un'intervista ad Alessandro Campi dedicata alla figura di Hans J. Morgenthau, un classico, il caposcuola del realismo politico del '900. Da quella chiacchierata sono uscite un sacco di cose interessanti. In particolare una risposta proprio ad una domanda sulle contraddizioni di una sovrapposizione sul concetto di potere che pare essere, per i realisti, sia fine sia mezzo.
Campi mi ha risposto così:
Morgenthau non è mai stato un “machiavelliano” in senso deteriore o un apologeta della forza. C’è un equivoco sul realismo politico che merita di essere dissipato. Il realismo, come dimostra proprio l’opera di Morgenthau, non coincide con il cinismo o con l’apologia dello status quo. Il vero realista è animato al contrario da un forte senso morale. Tiene conto dei rapporti di forza, ma ha a cuore la giustizia. Considera il potere uno strumento indispensabile della politica, ma non lo ritiene un fine in sé.
In questo rivedo anche Barack Obama e il discorso fatto a poche ore dall'uccisione di Osama Bin Laden. In questo passaggio finale si può leggere ciò a cui mi riferisco
"The cause of securing our country is not complete. But tonight, we are once again reminded that America can do whatever we set our mind to. That is the story of our history, whether it’s the pursuit of prosperity for our people, or the struggle for equality for all our citizens; our commitment to stand up for our values abroad, and our sacrifices to make the world a safer place. Let us remember that we can do these things not just because of wealth or power, but because of who we are: one nation, under God, indivisible, with liberty and justice for all."
Il presidente degli Stati Uniti lo dice chiaramente che cosa significa l'interesse nazionale, parlando di libertà e giustizia. Una sintesi tra etica e politica. (Chi vuole può anche guardarsi il video del discorso di Obama)
E ancora tornando alle parole di Campi su Morgnethau. Troppo spesso le letture delle situazioni politiche subiscono la fascinazione dell'etica: troppo facile o comodo rifarsi unicamente a principi assoluti. Tanto che i realisti rischiano di essere considerati cinici o appunto apologeti dello status quo. Non è così. Citando ancora Campi e la sua intervista (che metto a disposizione alla fine del post):
Il realismo ci insegna a vedere il mondo come esso è, prima di immaginare come dovrebbe essere. Soprattutto ci costringe a fare i conti con la storia e con il passato, alla ricerca dei precedenti e delle esperienze che possono aiutarci a comprendere la realtà odierna.
In Italia esiste ancora una spinta morale nella politica? La nostra politica estera è la traduzione dell'interesse nazionale o ad esempio le risoluzioni votate la settimana scorsa in Parlamento sul nostro intervento in Libia sono solo risultato ed esclusivamente la traduzione di un interesse particolare: quello del Governo e della maggioranza per andare avanti?
Scarica l'Intervista ad Alessandro Campi
Scarica la pagina del Giornale di Brescia su Morgenthau
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