giovedì 17 maggio 2012
 
Tucidide
di Carlo Muzzi

La spinta morale e la politica interna - Il caso di Mladic

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In un mese ne sono successe un po' di tutti i colori.

Ci siamo lasciati con Bin Laden e i problemi di Obama che si deve giustificare a chi imputa immoralità alla sua azione politica (probabilmente qualcuno avrebbe voluto che Osama ricevesse un giusto processo). e siamo arrivati a Mladic arrestato e consegnato al Tribunale speciale per i crimini nella ex-Jugoslavia. Anche in quel caso c'è stato chi ha contestato allo Stato serbo di aver fatto un favore alle potenze occidentali e ai nemici della Serbia per un ritorno nel breve periodo. In ballo ci sarebbe la possibilità per la Serbia di avvicinarsi più velocemente all'Unione europea, da cui, di fatto, è territorialmente circondata.
In tutti i casi l'opinione pubblica, o parte di essa, contesta ai governanti di non fare mai scelte di principio e di concentrarsi su scelte vantaggiose sul breve periodo dimenticando valori e un'etica, che per sua natura concettuale, sarebbe di ampio respiro e quindi scissa dall'empirico.

Ma la politica, pur non essendo altra cosa rispetto alla morale, ha più forze che ne definiscono la condotta. E allora le scelte del breve termine sono spesso effettuate, con una variabile che tuttavia non deve essere sottovalutata: l'interesse nazionale. E così la Serbia, o meglio i vertici dello Stato serbo, hanno fatto una scelta, seppur in discontinuità con il comune sentire di parte della popolazione e in qualche modo di frattura rispetto al senso di accerchiamento che attanaglia la gran parte degli Stati balcanici, in nome di un interesse nazionale: l'avvicinamento all'Unione.
Giuseppe Mazzini in un scritto del 1871 parlando della politica internazionale parlava dell'interesse nazionale e individuava nell'atto morale, la massima espressione di uno Stato nell'arena internazionale. Mazzini era consapevole delle difficoltà di conciliare morale e politica, ma allo stesso tempo intravedeva nella possiblità di operare scelte di politica estera moralmente condivisibili come un miglioramento della condizione anarchica che caratterizza da sempre le relazioni internazionali.
Quindi la spinta morale riletta in chiave di politica interna ma esplicitata nella politica estera è tutta lì. La capacità dei governanti di fare scelte anche duramente contestate come consegnare un Mladic alla giustizia internazionale, con il rischio di una forte tensione sociale interna, ma con il risultato di rimettere il proprio stato in un circuito virtuoso della politica internazionale, con un primo passo di distensione nel complicato scacchiere balcanico e credendo che nel breve-medio periodo il risultato per lo Stato sarà quello di avvicinarsi all'Unione europea (nella foto il presidente Boris Tadic con il presidente permanente dell'Ue Van Rompuy).
Il problema non è mai fare scelte anche contradditorie rispetto al comune sentire. Il problema è avere una bussola attraverso cui decidere le proprie scelte in politica internazionale. A volte ho l'impressione che esistano Stati, generalmente medie potenze, che se ne stanno lì immobili senza sapere esattamente cosa fare, aspettando solo il momento propizio per approfittare di questo o quel fatto. Il che significa subire la politica estera. Il che indica non avere una spinta morale, ma unicamente una ragion strumentale di cortissimo respiro.

Pubblicato: 9 giugno 2011
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Tucidide - Tra cultura politica e relazioni internazionali