
Ma perché Carlo Galli e perché gli eroi?
Perché l'editrice il Mulino sta pubblicando una collana, curata proprio dal succitato prof. Galli, di sette volumi esclusivamente dedicata alle figure eroiche in sette campi dell’agire umano dalla guerra alle scoperte alla libertà allo sport.
Scarica la locandina della collana de il Mulino
Le ragioni che hanno spinto il professore a promuovere un’iniziativa editoriale sull’argomento sono innanzitutto filosofiche: la logica del contrattualismo e del razionalismo hanno spazzato via una tradizione che poggiava sull’idea delle “vite esemplari”, ma in fondo il progresso della società è ancora legato all’azione esemplare di coloro che anche adesso potremmo chiamare eroi.
L’intervista completa è in uscita sulle pagine della cultura del Giornale di Brescia. Ci ho pensato un po’ su e per completare la questione eroica vorrei metterci una mia testimonianza diretta. A partire dal fatto che condivido appieno l’idea secondo cui anche adesso abbiamo bisogno di eroi. Altrimenti chi ci farebbe davvero battere il cuore.
E allora se io penso a un eroe penso a qualcuno che si sacrifica per il bene degli altri. E che come tutti gli eroi viene sopraffatto dalle situazioni, (perché come dice anche il prof.Galli “un eroe di solito ci rimane in mezzo”) Naturalmente se si parla di eroi si va davvero sul personale e allora anche io ci metto qualcosa di personale in questo post (per lo meno più del solito).
Un eroe secondo me è Sergio Vieira de Mello, il capo della missione Onu ucciso nell’attentato alla sede di Baghdad il 19 agosto 2003 (lui era il candidato designato alla successione di Kofi Annan come segretario genrale dell’Onu). Ma per ricordarlo preferisco utilizzare le parole di Paolo Lembo, oggi capo-missione dell’Undp in Iraq, un mio amico, una figura di riferimento per la mia formazione.
Lembo, più o meno due anni fa, scriveva questa mail dal suo ufficio di Amman a me e a Michele:
Questo è il modo in cui si racconta di un eroe.
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