giovedì 17 maggio 2012
 
Tucidide
di Carlo Muzzi

Essere una media potenza

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In questi giorni si parla di politica estera. Anche qui da noi in Italia. Per fortuna. La politica si divide, l'opinione pubblica si interroga. Tutti si chiedono che ruolo deve avere l'Italia. Prima fila, seconda fila... e ancora si riaffacciano dibattiti su fantomatici assi Parigi-Londra, Roma-Berlino, Usa-Nato. Bene.
Ma cosa è una media potenza? Fermo restando l'egemone del sistema internazionale, gli Stati Uniti; ci sono poi una serie di potenze di primo rango, le altre con diritto veto nel Consiglio di Sicurezza che hanno un'indipendenza strategica dal punto di vista della forza nucleare (Francia, Cina, Russia e Gran Bretagna).
E le altre? Le medie potenze? Fanno del loro meglio per avvantaggiarsi delle situazioni che di volta in volta si presentano sulla scena internazionale. Certo poi non sono tutte uguali e individuando dei parametri per misurare la potenza allora si potrebbero utilizzare le variabili geografiche, demografiche, economiche e militari. Se si vuole essere davvero riduzionisti e spaccare il capello in quattro, ci sono medie potenze di primo rango e di secondo rango. Tutti questi stati per avere un posto al sole, per avere un ritorno devono ingegnarsi per mantenere una condotta redditizia in politica estera, gli scandinavi per esempio si caratterizzano per essere campioni del paecekeeping. Ma la frustrazione di una middle power esiste ed è tangibile, nei governi perché sono costretti a piegarsi agli interessi di egemone e potenze superiori, nell'opinione pubblica perché spesso intravede in questo inevitabile processo un punto di debolezza dei propri governanti con tutto ciò che ne consegue nel dibattito politico interno. L'effetto nefasto di questa situazione si traduce spesso nell'incapacità di ridefinire le proprie priorità politiche e di trovare vie per far coincidere il proprio interesse nazionale con le opportunità che la situazione rende disponibili anche per i "pesci piccoli".

Pubblicato: 27 marzo 2011
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