sabato 18 maggio 2013
 
Tucidide
di Carlo Muzzi

15/9. Il Neo medievalismo

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Dico la verità, la mia intenzione era scrivere un 13/9. Purtroppo Tucidide deve sottostare un po' alle logiche degli altri impegni.

Poco male, tanto il punto è che se l'11/9 è stato un florilegio di ricordi dell'attentato alle Torri Gemelle e il 12/9 è stata un'occasione per pensare a ciò che è successo il giorno dopo dieci anni fa. In sostanza un modo per ribadire che le scelte politiche che sono state prese dal giorno dopo hanno influito sulla storia più di quanto l'attentato in sé.

Nella mia testa è altrettanto importante capire e scandagliare quali letture sono state date dalle azioni politiche di questi dieci anni. Come giustamente mi ha detto uno storico di alto livello come Federico Romero in un'intervista che è stata pubblicata nell'inserto sull'11/9 dal Giornale di Brescia, "E' ancora presto per fornire una lettura storiografica". Ma l'accademia non è stata immobile, i politologi hanno analizzato i processi e gli storici hanno iniziato ad interrogarsi su questi primi dieci anni del secolo, ovviamente mai disgiunti da ciò che è accaduto prima.

Molti hanno parlato di una solitudine tutta americana, un senso di accerchiamento che ha quasi preso alla gola gli Stati Uniti. Ma la reazione violenta in Afghanistan e in Iraq è stata, dopo la prima fase emotiva di attacco al regime dei talebani, tutt'altro che poco calcolata.

La solitudine americana però è anche figlia di un mondo in cambiamento, policentrico nelle logiche del potere economico e politico. Un cambiamento che gli Usa faticano a leggere o non riescono a dominare: una fatica che deriva dalla percezione di sé che gli stessi americani hanno rispetto alla propria Nazione. Non è semplicemente l'idea di un modello di libertà che trascende gli accadimenti umani, piuttosto una libertà quasi divina e assolutizzata ed estremizzata al punto che diventa una religione.

E questo è un qualcosa che non solo evocava Bush, ma che emerge, a mio parere, anche dai discorsi di Obama nonostante abbia manifestato a parole e nei fatti l'intenzione di basare la politica estera americana lungo il paradigma del multilateralismo. Attenzione però, multilateralismo vincolato alla potenza guida, che sono comunque gli Usa.

E questo è un aspetto di ciò che le analisi ci forniscono.

L'aspetto però più stimolante che ho trovato nelle analisi storiografiche me l'ha fornito ancora una volta il professor Romero, quando mi ha rappresentato il mondo attuale, come un sistema di relazioni internazionali nel quale si è ritornati ad una dimensione pre rivoluzione industriale. Come detto, più centri di potere in un orizzonte in cui l'Occidente (Europa e Stati Uniti) è solo uno degli attori, ma che deve fare i conti con un crescente protagonismo asiatico con almeno due potenze, Cina e India.

L’interpretazione più calzante è quella del neo-medievalismo. Hedley Bull, nel suo lavoro più importante (The anarchical society. A study of order in world politics) definisce questo processo come il neo medievalismo, una situazione nella quale, non solo il sistema delle relazioni internazionali è caratterizzato dal policentrismo, ma in cui la sovranità stessa degli Stati e la loro integrità viene messa in discussione dalla presenza di attori non governativi, ma allo stesso tempo da spinte centrifughe interne (quebecois, fiamminghi, baschi). Al contempo, poi, l’uso legittimo della violenza non è più detenuto dagli Stati, ma da attori non statuali come le organizzazioni terroristiche e movimenti di protesta transnazionali.

La domanda è come trovare una nuova Westphalia. Come si può rispondere a questo nep-medievalismo?

Pubblicato: 15 settembre 2011
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